Archivia per Novembre, 2006

La svolta

Pubblicato su binari il Novembre 12, 2006 da alivento

Dell’esistenza la cecità
è cosa che di sponda scorre
e si fa d’altronde rivo resistenza
il contro e scontro buio
la bieca ottusità del resto
il conto adesso torna
è l’ora della scelta
come istanza
come mano che di colpo stringe
dito pugno che nel laccio chiude
gli occhi furbi.

T’ho visto come imbastivi il cappio
la trappola il capriolo per la buca
la trama per cadere
inchiodare il ceppo duro
la gabbia il pesce l’amo
per pescare.

Ho visto la rete i cacciatori
come fare fuori
il basso verso l’alto
quando cade ogni brandello
quando per l’appello non c’è tempo
quando tutto sembra fermo
ecco che la strada prende
la sua piega e sola muove
la nave in rotta certa
la scacchiera.

Marombra

Progetto lettura 1

Pubblicato su binari il Novembre 10, 2006 da alivento

Su http://oboesommerso.splinder.com/tag/jiukebox__s_guglielmin, nell’ambito del “Progetto lettura”, una bella iniziativa di Roberto Ceccarini e Anila Resuli, Stefano Guglielmin legge alcune sue poesie tratte dal libro “La distanza immedicata” , recentemente pubblicato da Le Voci della Luna, Sasso Marconi 2006 .

Io sono presente in veste di moderatrice/intervistatrice, mi farebbe piacere che partecipaste anche Voi.

Pseud’ali

Pubblicato su binari il Novembre 5, 2006 da alivento

Loro hanno ali e volano
uniti
corrono

senza che io li possa fermare
guardare negli occhi
interrogare
dove sia il mio io
il mio cartello il mio dio
dove sia la luce il palo alto
l’alone di un lampione
il colore vivo
fermo anch’esso
da tempo sempre lo stesso.

Anche qui su e giù di rami
dovunque vada ancora adesso
uno stormo immenso di gabbiani.

Il male rigurgita di mare
ruote dentate da tutti i buchi
uncini e chiodi
i boccaporti da cementare.
Cosa possiamo aspettarci
da questo nostro essere
stretti
sempre più rarefatti
e vano inutile blaterare.
Libri stampati accesi
morti ammassati
dagli anni eruttati
e poi bruciati.


Marombra

La vita sognata

Pubblicato su binari il Novembre 2, 2006 da alivento

Chi mi parla non sa
che io ho vissuto un’altra vita -
come chi dica
una
fiaba
o una parabola santa.

Perchè tu eri

la purità mia,
tu cui un’onda bianca
di tristezza cadeva sul volto
se ti chiamavano col labbra impure,
tu cui le lacrime dolci
correvano nel profondo degli occhi
se guardavano in alto -
e così ti parevo più bella.

O velo

tu della mia giovinezza,
mia veste chiara,
verità svanita - o nodo
lucente - di tutta una vita
che fu sognata - forse -

oh, per averti sognata,

mia vita cara,
benedico i giorni che restano -
il ramo morto dei giorni che restano,
che servono
per piangere te.

Antonia Pozzi
25 settembre 1933

Senza cannone

Pubblicato su binari il Novembre 1, 2006 da alivento

Perché tornare?
girare girare
come foglia mulinello?

Cade l’architettura arcana
eppure il male non è quello
quando bocca di mare verticale
spiazza e irrompe la breccia
l’eco il silenzio la treccia
che poi di roccia in roccia
s’incrina la linea di fessura
un martello che vibra
la frattura
Il pensiero ora trema
tra le dita
s’ingolfa di sabbia la parola
riempie le sporte calamita
i timpani la scocca ed il telaio
ogni giorno un cannone
un calendario.

Vorrei solo poterti
accarezzare.


Marombra