Grande
Lo si diceva con la voce a filo
che non c’era da parlare
che il silenzio è cosa lunga
(lungamente da aspettare)
e non c’è strada che congiunga
il pero al morso
l’elefante all’unghia
la distrazione al crimine
al bavaglio
che la giungla di liane
non è appiglio
mentre il limo ci gorgoglia
alle caviglie e sale piano
a ricoprire il sole e luce alba
ed ogni (altra) cosa alta
vita che si vorrebbe grande
che ad ogni passo affonda
immacolata sponda
che più non s’innamora
che di bellezza è triste
quando all’imbrunire
batte il capo sulla gabbia
e di liquore impallidisce.
Marombra
Dicembre 15, 2006 a 5:23 pm
eh sì, che i liquori impallidirebbero!
i miei omaggi!
Dicembre 15, 2006 a 9:14 pm
forse persino vomiterebbero

Dicembre 16, 2006 a 3:41 am
VP, ma siamo sicuri che non sei Vocativo in incognito?
eppure questa mia non mi convince, nel senso che è nata già consumata
Dicembre 16, 2006 a 6:37 am
invece a me piace. ed è differente dalle tue: più equilibrata sotto il profilo sonoro e più originale negli accostamenti sostantivali.
Dicembre 16, 2006 a 10:43 am
è bella, ali, molto riuscita sia nel ritmo che nelle immagini. brava. swan
Dicembre 16, 2006 a 2:14 pm
Bella poesia, anche se a volte qualche verso vola libero prendendo traiettorie eccentriche.
Dicembre 16, 2006 a 2:37 pm
Stefano, grazie dell’apprezzamento, allora potrei dire che è scritto di vita rivisto e corretto con consumata arte. Ste, ma tu lo sai se VP è Vocativo in incognito?
Swan, son particolarmente lieta di vederti commentare questa mia e grazie.
Artur l’eccentrico potrebbe stare nella scelta dei sostantivi, che Stefano appunto definisce originali, tu invece parli di versi, mi incuriosisci e dunque ti prego, se ti va, di indicare i versi eccentrici e in cosa vanno fuori centro rispetto al tuo occhio al tuo orecchio.
Dicembre 16, 2006 a 2:39 pm
VP lassù, guarda che il liquore non è quello che si beve (alcolico e zuccherino) ma quello che si liquefà.
nuovi omaggi tutti per te.
Dicembre 17, 2006 a 12:22 am
Ha un movimento ascensionale e armonia ritmica, mi piace conoscere la tua scrittura.
Ossodiseppia
Dicembre 17, 2006 a 8:45 am
diciamo più che altro che potrebbe essere Vocativo ad essere VP in incognito.
questa che non ti convince, Ali, convince un po’ tutti gli altri.
liquefare: sì, proprio così.
buona giornata a tutti!
Dicembre 17, 2006 a 3:08 pm
VP non può essere V: lo dice anche Aristotele
Dicembre 17, 2006 a 11:41 pm
è buona, ma penso che potresti effettuare qualche taglio o essere più sintetica nei versi. Forse così trasmetti meglio l’idea della lunghezza del silenzio, ma l’andamento generale è poco severo, avrei preferito qualcosa di più conciso ed incisivo, quasi militare e nevrotico, anche a scapito dell’encomiabile musicalità… forse domani potrei dire il contrario: la percezione di una poesia dipende anche dal momento, comunque brava. Ciao!
Dicembre 18, 2006 a 12:16 am
A parte l’ego, che ne trae comunque giovamento, forse il tuo Io potrebbe fare a meno de’ cacasenno e concentrarsi sui bertoldi e bertoldini.
Dicembre 18, 2006 a 3:45 pm
t’ dovessi rinascere un’altra volta vorrei-chiederei-pregherei d’essere come dici tu
Dicembre 18, 2006 a 3:58 pm
hapax la tua encomiabile attenzione merita che io posti la versione come dire…base di questa poesia, dove poter apprezzare tra l’altro il lavoro di eliminazione del superfluo che è noto insegnamento sannelliano (V. il suo ultimo post su poesiaespirito)
Ecco io questa indicazione credo d’averla applicata qui sotto:
Lo si diceva con la voce a filo
che non c’era da parlare
che il silenzio è cosa lunga
(lungamente da aspettare)
e non c’è strada che congiunga
il pero al morso
l’elefante all’unghia
la distrazione al crimine
alle scimmie
che la giungla di liane
non è appiglio
mentre il limo ci gorgoglia
tra le mani e dentro
scende piano
a ricoprire il sole e luce alba
ed ogni (altra) cosa alta.
Lo si diceva a voce forte
io vincerò la morte
vita che si vorrebbe grande
che i capelli colora di pigmento
ineluttabilmente finto
che circonda e stringe i fianchi
e si trascina grigia sulle scale
che ad ogni passo affonda
immacolata sponda
che spinge avanti l’onda
che più non s’innamora
vita che di bellezza è triste
quando all’imbrunire
batte il pugno sulla gabbia
di dolore impallidisce.
Comunque grazie, ciao
Dicembre 19, 2006 a 9:53 pm
la versione base dà una sensazione diversa, più rilassata. Io terrei entrambe le versioni contrapponendole, magari aggiungendone delle altre in mezzo ed oltre tagliando sempre di più, fino a tornare ad un verso e quindi al titolo… una sorta di riduzione del grande, ma anche di divinizzazione (arrivando a definirsi solo con se stesso sarebbe un po’ come dio…). Forse mi sono lasciato un po’ andare, in fondo un procedimento analogo lo si potrebbe attuare con qualunque poesia. Certo sarei curioso di vederti all’opera, ma sono curioso anche quando posti normalmente… sei brava ed ormai penso che te renda conto anche tu. ciao
Dicembre 20, 2006 a 2:52 pm
se tu mi vedessi all’opera hapax, diresti che sono un genio della poesia
Dicembre 20, 2006 a 10:05 pm
in effetti hapax, non riesco o meglio riuscivo a capire perchè le mie “sbadiglievoli” poesie, ricevessero tanti commenti, (singolare per un sito di solo biacore e parole) evidentemente emanano un qualche inspiegabile fascino…
VP è l’alter ego ludico (e sempre assonnato) di V, giusto Ste?
Dicembre 21, 2006 a 10:12 am
Volevo dirti, ali, che apprezzo moltissimo -di te- la tua possione e l’entusiasmo che vai spetalando per il web dando allo spetalare un’accezione chiaramente positivissima (ché non vuole essere fraintesa) apprezzo altresì il tuo fare moderato ed equilibrato, i tuoi modi onesti.
Volevo dirtelo per via del mio incidente diplomatico dell’altro giorno.
Poi tornerò qui, con calma, per leggere e dare la giusta importanza ai tuoi testi che da una prima scorsa ho trovato pari alle cose che ti ho detto più sopra.
(stavo per dirti provocatoriamente che mi piacciono ma, se non leggo attentamente, proprio non ci riesco)
rita bonomo
Dicembre 21, 2006 a 10:18 pm
Oh Rita leggi pure chè sto qua per questo, (piuomeno, ma è una storia lunga che non so più raccontare)
Quanto allo spetalare, meglio di spedalare che sa di bicicletta e d’ospedale, meglio di spalare che sa tanto di fatica e meglio pure di aspettare.
La passione è l’antitesi dell’indifferenza che pure è quello che cerco, riesco solo ad essere, come hai notato, ragionevole ed equilibrata che, di questi tempi, non è poco.
Lietissima della tua visita, lieta anche d’incontrarti altrove e nelle tue poesie su foglidiparole. saluti a carrino.