Luce polare
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René Magritte, Le magie noire 1935
Loro non fanno fatica
non hanno croci da baciare
si potrebbe tentare
un altro approccio
una cosa specifica individuale
si potrebbe far presto
strizzare gli occhi ridere forte
poggiare una mano
per caso
fiutare
la scintilla che brucia
che spinge il passo
nell’aria fendendo
la figura massiccia
che danza
la fronte sfrontata
quegli occhi chiari
il biondo i capelli rasati
l’impazienza al suo centro
del mondo
ogni lampo di neve
che fiocca impudico
di luce polare
beffardamente.
Luglio 19, 2007 a 7:14 am
sei tornata in grande forma poetica dalle vacanze, brava!
Luglio 19, 2007 a 4:45 pm
Grazie cara, a giudicare dall’affollamento dei commenti non si direbbe
Queste ultime e alcune altre ancora da pubblicare sono frutto del mio lavoro in vacanza.
Lavoro lo dico con piena consapevolezza, chè tale l’ha detto una persona a me molto vicina, dopo aver letto, e per la prima volta, qualcosa di mio, precisamente le prime righe del mio autoritratto. Poi gli si leggevano in faccia preoccupazione e turbamento.
Luglio 20, 2007 a 8:48 pm
Ho postato questa poesia su viadellebelledonne, ricevendone bei commenti, se interessati potreste andare a cercare lì, per conto mio invece ci tengo a riportare qui la risposta che ho fornito ai commentatori.
Cari amici, spero che la connessione mi assita, ultimamente infatti mi sta dando non pochi problemi, e posti questa risposta.
L’incipit “loro” certamente si riferisce a qualcuno che sta oltre, al di là di una soglia, di un limite che è il proprio ambito e spazio o anche modo d’essere. Un ambito nel quale talora si avverte la presenza, simile essenza, ricchezza d’umanità, ma che di frequente è anche luogo di solitudine, lontananza, estraneamento.
Un giovane tanto bello e sfrontato, quanto lontano ed estraneo. Il desiderio di essere partecipi di così tanta vitalità, entusiamo, sicurezza del proprio essere o potere. Volerlo assorbire, estrarre, carpire il segreto, penetrarne il fondamento, anche solo osservando attentamente, cercando tra le pieghe, nei sorrisi, in un gesto, l’immagine di un sogno o un incantesimo che la memoria riporta ogni volta, rievocando, e farlo proprio, possederlo interamente, intimamente per sempre, anche solo fissandone lo sguardo nelle parole di una poesia.
Ecco, credo d’aver detto abbastanza e dentro c’è ognuna delle cose che avete osservato, e tante altre naturalmente.
Grazie a tutti, a Giacomo Cerrainin particolare che, per la prima volta, ha detto bella una mia poesia