Del conato
Carlo Carrà L’amante dell’ingegnere
Dei miei atti frammenti
detti senza sapore
del mio canto aragosta
d’aragosta incoscienza
del dolore avvinghiato
basto schiuma alla bocca
del pio sole nell’ombra
cisti immota nel tronco
della valle uno sporco
groppa negra del mondo
della spada trafitta
lancinante di pietra
dello squarcio in cancrena
della vena del nerbo
della staffa catena
della melma il fogliame
pigna bruna tra gli aghi
una ghianda un boccone
del conato i maiali.
Agosto 2, 2007 a 7:58 pm
un bolero che avvinghia, sempre più velocemente, un urlo che sale, e nel conato finale anche la deacntzione, l’aver detto, libera, e liberaci dal nostro male..dal dolore.tecnicamente giocata tutta sulle omofonie che accelerano ancor di più lo scongiuro dal mondo..la vena icasticaa di Ali c’è tutta, anche qui, ben riuscita, un caro saluto, Viola
Agosto 2, 2007 a 8:12 pm
grazie Viola, della visita, del commento
mi piace che tu abbia richiamato il bolero, non ci avevo pensato, eppure, adesso che me lo hai fatto notare, lo riconosco.