Del conato

Carlo Carrà L’amante dell’ingegnere

Dei miei atti frammenti

detti senza sapore

del mio canto aragosta

d’aragosta incoscienza

del dolore avvinghiato

basto schiuma alla bocca

del pio sole nell’ombra

cisti immota nel tronco

della valle uno sporco

groppa negra del mondo

della spada trafitta

lancinante di pietra

dello squarcio in cancrena

della vena del nerbo

della staffa catena

della melma il fogliame

pigna bruna tra gli aghi

una ghianda un boccone

del conato i maiali.

2 Risposte a “Del conato”

  1. violaamarelli Dice:

    un bolero che avvinghia, sempre più velocemente, un urlo che sale, e nel conato finale anche la deacntzione, l’aver detto, libera, e liberaci dal nostro male..dal dolore.tecnicamente giocata tutta sulle omofonie che accelerano ancor di più lo scongiuro dal mondo..la vena icasticaa di Ali c’è tutta, anche qui, ben riuscita, un caro saluto, Viola

  2. grazie Viola, della visita, del commento
    mi piace che tu abbia richiamato il bolero, non ci avevo pensato, eppure, adesso che me lo hai fatto notare, lo riconosco.

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