Crampi
Kees Van Dongen
.jpg)
Avrei voluto essere come lei
che il vento ringhia tra le dita
invece è tanto ormai che perdo pezzi
senza trovare stucco per le crepe
nella serie di senso gl’infiniti
manca il giusto tempo manca il fiato
tessere relazioni è una fatica
meglio arrendersi all’evidenza
dormire in tronco un’altra vita
proporre lacrime con cautela
gemere crampi d’alternativa
limare gli occhi digitare una domanda
muoversi raccoltamente
la coda tra le gambe
aprire e chiudere la bocca
asciugarsi addosso la carriera
e correre alla meta
che di così poco infine
abbiamo di bisogno
un altro giorno acuto
solo un altro giorno.
Settembre 29, 2007 a 7:25 am
piaciuta (in particolare la musicale chiusa)
Settembre 29, 2007 a 10:56 am
grazie Dario, visto che me ne dai l’occasione, aggiungo che la lei di cui parlo in premessa è Raffaella Spera, della quale sul blog golfedombre è possibile leggere la bellissima “Verticale” che rappresenta, se mai talvolta s’è intuito nei miei conati-scribacchiamenti, il mio modello poetico a tendere di scrittura. La riporto anche qui. Per constatare l’abisso.
Verticale
mi esilia il vento, mi ringhia tra le dita
e fugge, a spezzate cadenze
Vieni, da un luogo certo,
in un lampo, in un “a solo”
illusorio finale, a chiarimento,
ti aspetto, mi pesa il tuo sorriso
lisa chiaroveggenza, candida,
a cedere, a redimere,
nell’arco reclinato: sono deperite
le magnolie, a stento mi sottraggo;
l’appartenenza del mio volto adonti
in conto del tuo disuso seme
temo l’estasi, le tenebre, il sopore
in questo segno, tempo verticale
e rimiro, spoglia il mio delirio
e fiori, e spine, e soffio, e piego,
e piago memorie,
dove spavento lambe, nell’intesa
e tardo,
e lento,
Settembre 29, 2007 a 3:48 pm
bella! se mi posso permettere una nota, io metterei uno stacco dopo quel ’solo’ nell’ultimo verso.
ciao,
alessandro
ps bello anche il testo ispiratore!
Settembre 29, 2007 a 5:58 pm
“Crampi” la trovo scritta da una perona “stoica”, in senso proprio filosofico. C’è una traccia acquietata di tragico. E invece nonostante la formale rassomiglianza, quella della Spera è una poesia “panica”, che tende a riversare questo tragico nella natura per esorcizzarlo in qualche maniera. Tu invece lo accetti, lo reggi (tu inteso oome tuo testo). Entrambe sono delle buone poesie. Un saluto caro, Viola,
Settembre 29, 2007 a 7:42 pm
Che bel commento Viola! Accettare e reggere sono verbi che sento miei, il senso di tragicità è a me connaturato praticamente dall’adolescenza, se non anche in precedenza.
Mi sorprende che sia tu che alessandro facciate il paragone della mia con la poesia della Spera, considerandole in parallelo di bontà.
Evidentemente io non percepisco il livello della mia produzione.
Settembre 30, 2007 a 3:05 pm
Cara Ali, la’autosvalutazione è un tratto tipicamente femminile, per ragioni storiche e culturali facilmente immaginabili.E poi in alcune c’è sempre la tendenza alla perfezione (platonica), e quindi la fatica di Sisifo di quadrare i cerchi (lavoro, famiglia, affetti ecc. e chi più ne ha più ne metta). Ciò detto - innanzitutto a me stessa - penso che i tuoi testi, quelli che ho letto sinora, siano nel compleso più che discreti e qualcuno addirittura ottimo. Non è che siam tutti Dante O Dickinson, ma neanche siam tutte baciprugina. E sarei lieta se tu passasi in parte al cartaceo, non per improbabili e suppongo non cercati lauri, ma per meglio raccogliere testi alttrimenti sempre a rischio di virtuali tsunami tecnologici. Buona domenica, Viola
Settembre 30, 2007 a 6:27 pm
Cara Viola, in linea di principio non sono contraria ad una pubblicazione cartacea ma non mi attivo in tal senso perchè le pubblicazioni di poesie non hanno mercato e mi sembra difficile che un editore possa accettare di pubblicarmi come Alivento, in definitiva esito e poi tralascio, il tempo passa…ed i rischi di tzunami incombono
In effetti non ho nemmeno stampe cartacee dei miei scritti, e solo pochi (una dozzina) sono salvati sul mio hard disk.
Accetto molto il tuo approccio diretto alla questione, accetterei anche specifici suggerimenti in pvt.
grazie
Settembre 30, 2007 a 9:23 pm
Le metafore sono perfette, in particolare “asciugarsi addosso la carriera” sorprende e resta quasi oscura eppure la si fa propria come la si fosse a lungo cercata, una piccola epifania.
Ottobre 1, 2007 a 6:45 pm
in effetti ha ragione Viola: salva in cartaceo ogni cosa perché qui nel web siamo appesi ad un filo (elettrico)
Ottobre 1, 2007 a 8:10 pm
lo sai narrando non so bene come sia nata ma lascia anche me di stucco la fedeltà dell’espressione “asciugarsi addosso la carriera” alla sensazione personale riguardo alle mie vicende professionali…
Ottobre 1, 2007 a 8:16 pm
stefano ma il filo di rete non dovrebbe essere elettrico…
Ottobre 2, 2007 a 5:24 pm
dici che dovrebbe essere elettronico? prova a togliere la spina, poi mi dici.
Ottobre 2, 2007 a 10:40 pm
sei geometra?
Ottobre 7, 2007 a 9:46 am
io si! geometra dico
a parte q
Ottobre 7, 2007 a 9:47 am
io si! geometra dico
a parte questo, quel “giorno acuto” mi è balzato agli occhi. L’ho visto come un posto preciso, quello dentro le mani giunte di una preghiuera, uno spigolo stretto dove sostare. Un posto che fa male addosso. Che è “solo” lo stesso di sempre. E qui la ripetixzione della chiusa è GRANDE davvero.
Bacissimiiii
Ottobre 7, 2007 a 9:48 am
vabbeh mi è scappato dalla tastiera un invio in più
Ottobre 7, 2007 a 2:58 pm
ah sei geometra Francesca! t’ho beccato
poetessa e geometra, bel contrasto no?
in merito al resto del commento tu leggi DAVVERO la poesia. grazie di capire così
Ottobre 7, 2007 a 4:53 pm
wow che cosa bella hai scritto….