Cilicio
Gino Sironi, Ritratto di Madame M.S.

Voi e la vostra ambiguità
dentro la vostra ambiguità
e più dentro del ventre
più al centro
fino a spezzarla di netto
nel tronco
la tavola di pane condiviso
nell’ombelico approdo
del cilicio.
.
Voi e la vostra identità
dentro la vostra identità
e più a fondo del dente
più al centro
fino zappare nel cuore
la noce
di una stupefatta identità.
.
Ed io spendo e pago
spendo e pago
equamente inebetendo
la muffa dei canini il tarlo
il niente di zanne voraci
tartaro giallo
del vostro insopportabile
saziare.
Novembre 7, 2007 a 2:30 am
un testo di protesta, che suona patetica e vana, quasi fatalistica nel constatare l’ambigua identità di molti, ma anche della società considerata nel suo insieme…
ciao,
alessandro
ps io il cilicio non lo uso!
Novembre 7, 2007 a 10:20 am
c’è un po’ dicompiacimento maledetto nell’uso di certi termini (tartaro giallo, saziare, dentro al ventre), però la poesia tiene.
io la strutturerei in tre strofe: le prime due in corrispondenza dell’anafora “voi e la vostra…” e l’ultima a partire da “ed io spendo”
Novembre 7, 2007 a 5:06 pm
bravo Alessandro, critica esatta, è infatti una poesia pensata alla maniera dei vecchi tempi: patetica
caro gugl, secondo me tiene pure, e concordo con la divisione in strofe, provvederò appena possibile
Novembre 7, 2007 a 5:07 pm
ps. non lo uso neppure io il cilicio,Ale qui è solo metafora di tormento
Novembre 7, 2007 a 10:49 pm
solo un curiosità, Ali, ma l’hai scritta per gli stessi motivi per cui ho scritto ” Antibarocca”? Nel senso che ci ritrovo sotterraneo molto, molto, sentire comune..(dna, penso), ovviamente la trovo bella,non che conti, è come dire bella a uno specchio, strana sensazione..un forte abbraccio, sorella, Viola
Novembre 7, 2007 a 11:15 pm
bella come quando senti dentro la rabbia di non poter far niente…di non riuscire a svellere col vomere la terra piatta e incrostata, dura, ostinata?
ne scrivevo molte prima così, inutilissime poesie di dispersione…
Novembre 7, 2007 a 11:15 pm
abbraccio di rimando, Viola
Novembre 8, 2007 a 12:30 am
la divisione in strofe rende bene, approvo!
ciao,
alessandro
ps però è un peccato che non si usi più il cilicio, non trovi? io ne proporrei l’obbligo per tutti i ministri!
Novembre 8, 2007 a 3:35 am
Ho accolto il suggerimento di gugl, alessandro, perchè la percezione che la poesia dovesse essere formattata in quel modo era stata anche mia, rileggendola adesso vedo che cresce in incisività e potenza, fin quasi a far scomparire quel vago senso patetico che tu hai ritenuto di percepire per diventare invece quello che voleva essere.
ma poi il cilicio in fondo cos’è se non un pezzo di ruvida corda allacciato ai fianchi, ci vuole un attimo a farne in serie
Novembre 8, 2007 a 4:57 pm
c’è un giallo che ci accomuna.
a me, per esempio, è un periodo che mi fa impazzire.
quel colore. e tutte le sue sfumature.
Novembre 8, 2007 a 5:53 pm
la seconda poesia che leggo in pochi giorni dove sono presenti i denti, la prima è quella di morena (pubblicata nel mio blog) parla di denti neri, la seconda è questa tua dove parli di denti col tartaro, stranezze delle poesie, stranezze della vita, stranezze delle poetesse. antonella
Novembre 8, 2007 a 5:57 pm
è vero si perde il patetico, ma cresce la consapevolezza e da uno sfogo, la poesia potrebbe diventare un’ apostrofe sdegnata rivolta alla coscienza di ognuno.
ciao,
alessandro
Novembre 8, 2007 a 9:26 pm
non ci ho letto assolutamente il patetico, era ed è un’apostrofe sdegnata..che poi si riesca a svellere o meno non ha tanta importanza..la voglia rimane quella…, un saluto a tutti, Viola
Novembre 8, 2007 a 10:09 pm
Viola, è la nostra anima contestatrice che ci tormenta e non ci abbandona.
Alessandro mi sembra che le tue letture successive stiano cogliendo maggiormente il senso
Antonella, mai detto che le poetesse non sono strane, e i denti sono solo incontri e scontri o sorrisi o coincidenze
Francesca il giallo è un bellissimo colore: solare
con affetto a tutti
Novembre 9, 2007 a 4:07 pm
… ambiguità dentro ambiguità, più dentro del ventre. Mi ha molto colpito questa immagine che restituisce per intero la nostra complessità sfaccetatta e contrapposta. Un saluto Mapi
http://lucaniart.blogspot.com/
Novembre 9, 2007 a 6:55 pm
Non trovi, maria pia, che ci sono ambiguità temute tali che sono molto meno ambigue di quelle non ambiguità apparenti ritenute a torto trasparenti e manifeste? Si teme sempre l’ignoto senza riuscire a capire che c’è un ignoto da temere tremendamente ed uno di cui fidarsi ciecamente.
E poi, come dici tu, c’è anche da accettare la complessità contrapposta e sfaccettata della nostra e dell’altrui essenza, magari tentare…ma solo tentare di comprenderla pienamente.
Grazie della visita, mi pare sia la tua prima qui, ne lo sono lieta. Hai fatto bene a selezionare quello splendido pezzetto d’anima di antonio fiori per pillole diversi.
saluto caro