Circuito
Gustav Klimt, Le vergini
Come lontano e sfinito
e stanco e morto
sfumato nel tempo
come sterno appiattito
compressione del cuore
il cardias disfatto
come un flusso e reflusso di sale
che sale a imbibire
i polmoni ovattati
rasentando l’esofago corto
le costole strette in circuito strano
un timpano imploso maiuscolo
di perverso abbandono
come cadere in un vuoto di stoffa
liscia pesante senza pensare
sistemare le pieghe di raso
dislocare il diaframma
inchiodato al bloccaggio
nel sistema del non respirare.
Dicembre 13, 2007 a 10:59 am
“sistema del non respirare”…si rischia il corto circuito?
Dicembre 13, 2007 a 4:27 pm
cioè non respirando? credo che si rischi solo il soffocamento.
Il problema è piuttosto risolvere il dubbio di quant’è ampio (o lungo o corto) il nostro (mio/tuo) piccolo respiro.
ti ringrazio d’avere avuto la determinazione di leggere questa mia pur nel carattere piccolo con cui inizialmente l’ho pubblicata. adesso ho applicato la dimensione di carattere solita
ciao Virgin
Dicembre 13, 2007 a 5:26 pm
il soffocamento, che sia una metafora per la società?
Il titolo è circùito o circuìto? a seconda di come si interpreta mi viene da scegliere l’uno o l’altro, forse è volutamente ambiguo?
ciao,
alessandro
ps mi hai insegnato un vocabolo nuovo: ‘imbibire’!
Dicembre 13, 2007 a 8:47 pm
poesia e respiro, direi una buona questione…bisognerebbe provare a respirarci sopra, a questo testo, provare a dirlo tutto con un solo fiato, oppure piegare il testo al respiro…
sul cardias, Ali, dovresti leggere Bacchini, “contemplazioni meccaniche e pneumatiche”….
ciao
Giacomo
Dicembre 14, 2007 a 12:00 am
credo si rischi al più lo svenimento, dopo di ché il respiro riprende in barba dalla nostra boicottata volontà
Dicembre 14, 2007 a 1:22 pm
ma al di là dell’interpretazione Alessandro, questa poesia ti attrae, mi sembra, anzi le possibili interpretazioni che hai formulato del significato, vogliono dire aver pensato al senso del testo…e il testo si, potrebbe essere metafora della società certo ma anche espressione sintomatica degli effetti da contatto.
Dicembre 14, 2007 a 1:24 pm
Giacomo, l’idea di leggerlo tutto d’un fiato è anche mia, non so se però il respiro corto che ho ce la fa…proverò a leggerla ad alta voce, magari rappresentarla per iscritto su un video e la mia lettura in sottofondo, sarebbe un esprerimento performativo interessante.
Dicembre 14, 2007 a 1:27 pm
Antonio, non saprei descrivere la sensazione fisica per fisica soppressione del respiro, quando ne scrivo è sempre un discorso metaforico.
Mi viene in mente però una cosa che ti dà ragione: volontariamente, per semplice comando del pensiero, non si può smettere di respirare, e neppure di far battere il proprio cuore
Dicembre 14, 2007 a 1:28 pm
dal genere e dal numero dei commenti ne traggo la sensazione che abbiate apprezzato questa mia, ne sono contenta, è cosa questa che mi dà soddisfazione. grazie
cari saluti a tutti
Dicembre 14, 2007 a 10:12 pm
sì, ho apprezzato questa tua.
la soddisfazione è legittima.
a me il sistema del non respirare è un’immagine che piace moltissimo.
ciao
francesco
Dicembre 14, 2007 a 11:13 pm
Francesco lieta sorpresa leggerti da queste parti.
Grazie del commento, anche a me piace l’immagine.
La mia, avrai notato, è talora una poesia, tra l’altro, molto fisica, cioè protesa a descrivere disagio, sofferenza, sintomatologia stressogena o dolorosa attraverso una debordante fisicità.
Cioè in effetti quanto di più lontano dalla delicatezza di certe tue immagini, ma, d’altra parte, tu m’insegni, in certo qual modo la poesia restituisce, esasperato dalla sensibilità esasperata del poeta ciò che oggi, ieri, l’anno scorso, due o dieci, tre o trenta anni fa si è ricevuto, immaginato, percepito, sedimentato, macerato ….