Archivio per Luglio, 2008

Senza meta 10: il blog di pessimesempio

Posted in binari on Luglio 30, 2008 by alivento

Segnalo qui su Viadellebelledonne il mio ultimo articolo di Senza meta, la rubrica a mia cura con la quale segnalo blog che per ragioni “poetiche” (e dintorni) mi sembrino meritevoli di attenzione.

Diotima per Ali (bellissima grazie!)

Posted in estetica, percorsi, virtu-ali, voli on Luglio 26, 2008 by alivento

cliccando sull’immagine si apre il link al post originale

Reason Sea (e vacanze?)

Posted in voli on Luglio 22, 2008 by alivento

ho notato il disappunto degli alberi
e ho capito:
perché si staccano le foglie
perché i marosi corrodono gli scogli -
tutto quel movimento di venire e di andare
di spostare ogni volta
frammenti di agonia
Mi impegno su come fare
a rendere leggere le attese
riscrivo le regole del vivere
poi le faccio a pezzi
come ogni altra regola
e carezzo l’agonia degli alberi e del mare
Ché io possa insegnar loro
a non soffrire

L’immagine è una proposta di lefty333 per tramite del blog Ibridamenti.

Testo a commento di Loredana Di Biase. 

Metrica naturale

Posted in binari on Luglio 21, 2008 by alivento

Riporto da wikipedia, un passo sull’origine e il senso della metrica. Da leggere e ricordare

L’origine e il senso della metrica

Rime e ritmi: la metrica è grammatica descrittiva, non prescrittiva. La poesia nasce come voce, e solo successivamente diventa voce scritta. Storicamente, è probabile che la poesia nasca col teatro: nasca quindi a voce alta, la voce che per-suona nella maschera dell’attore-persona (persona da per-sonare “suonare forte”). Ogni poesia, anche la più “intimista”, va immaginata come detta a voce. E leggere con la voce le poesie è un esercizio importante. Lo specifico della poesia sembra collegato alla presenza di un ritmo. Il ritmo delle parole non è un accompagnamento musicale del contenuto, ma ne fa parte. Lo studio di questi ritmi, in sostanza la metrica, può dare l’idea che scrivere poesia sia un esercizio certosino di conteggi di sillabe e di accenti, poco compatibile con l’ardente necessità dell’ispirazione. Questo è un errore di valutazione che deriva dal dimenticare che la metrica è una grammatica che non prescrive ma descrive (come del resto ogni altra grammatica: anche la grammatica della lingua italiana, che si studia o studiava a scuola, non è una legge caduta dal cielo a indicare come si deve parlare, ma un’accurata descrizione di come si è parlato finora). La metrica di un endecasillabo non è dunque una legge che impone di scrivere in un certo modo, ma la descrizione del ritmo che hanno adottato numerosi poeti dagli albori della lingua fino a oggi. Se un poeta decide di scrivere ancora endecasillabi, è semplicemente perché sente dentro di sé, come memoria storica, come musica assorbita, come coscienza verbale o come vi pare, questo ritmo, lo possiede e ne è posseduto. Nessun poeta conta le sillabe sulla punta delle dita (se non forse dopo, per curiosità), ma è possibile che se un poeta ha scritto otto versi di cui tutti sono endecasillabi tranne il quinto, quel quinto verso gli stoni, come una nota fuori posto in una musica. Così come è possibile che non gli stoni affatto, e che si tratti di una variatio necessaria, significativa-significante (come l’improvviso alterarsi di un ritmo in una musica, che serve a comunicare qualcosa). Anche i versi più “liberi” hanno il loro ritmo – non esiste poesia senza ritmo. Talvolta il ritmo sconfigge persino le intenzioni stesse del poeta che vorrebbe proprio mortificarlo per esaltare la singola parola, come in alcune poesie ermetiche. Quando Giuseppe Ungaretti scrive

 

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

 

il suo dividere in quattro versi la breve poesia ha un senso ben preciso, ma non può tuttavia impedire al ritmo interiorizzato dal lettore di poesia di cogliere due classici settenari:

 

Si sta come d’autunno

Sugli alberi le foglie.

In nome

Posted in inutilità on Luglio 20, 2008 by alivento

Domanda: In nome di chi e che cosa parliamo di poesia? (Loredana Di Biase)

Prima risposta (Alivento):

La poesia non è un’idea da propaganda, io non ne parlo “in nome”, ne scrivo semplicemente, con dubbio a volte che lo sia.
Forse ne parlo in nome di qualcosa, sì, la mia passione per scrivere in un modo che esalti il linguaggio oltre ogni dire, un modo, che ha un ritmo che batte, nella bocca, sulla lingua e nel timpano interno tra l’orecchio ed il cervello, che lo sento che si forma e scandisce un tempo ieratico, andante, allegretto, a volte chiuso, lentissimo, pianissimo, denso. Un ritmo del linguaggio che DEVE prendere la forma del verso, un andare e venire della riga. Un solco sul foglio traverso. Un modo, una forma della parola che ogni tanto affiora, talora anche adesso che langue la volontà del dire.
Anche gli altri fanno lo stesso ritengo, quel centinaio o poco più di poeti che ne parlano in rete, i cui nomi si rincorrono da un blog all’altro, da un premio all’altro, da una segnalazione ad un pubblicazione, in fondo null’altro hanno per parlarne (con più diritto di chiunque altro) in nome, se non la loro passione, che li porta, tra l’altro, a studiare alcuni aspetti/soggetti, approfondire le questioni che le ruotano attorno. Diventandone esperti, ma non sempre per questo più bravi d’altri a scrivere poesie.

segue?

PS. riporto qui quanto precede a mo di appunto per un possibile ampliamento

E’ on line la rivista Viadellebelledonne

Posted in binari on Luglio 19, 2008 by alivento

 

E’ in rete VIADELLEBELLEDONNE n° 1, la rivistra quadrimestrale on line di Viadellebelledonne. Continua a leggere…

Gli esclusi

Posted in scarti con i tag , on Luglio 18, 2008 by alivento

 

Era perché si schiuse

un cd di sole voci

gli accordi persuasivi d’altri autori

era ferro di porte tagliafuoco

scelta necessaria in selezione

delusione acida d’ancòra

il varco di sbattuti fuori.

Cruditè

Posted in scarti con i tag , on Luglio 18, 2008 by alivento

 

Gli uomini hanno occhi di lupo

rapidi muovono in branco

coi denti aguzzi in fuori

gli artigli in petto a prede

annusano lo squarcio

sguinzagliano la bocca

dura madre del volere

polpa cruda agli affamati

cruda polpa da addentare

becchi scuri lunghi adunchi

di falchi solitari

musi che s’infilano

nel monte termitaio

lingue a formichiere

succhiano le larve

e sputano le ossa

del potere.

 

(La civiltà è solo un manto

che finge buoni gli animali)

Scena madre

Posted in vuoti con i tag , on Luglio 16, 2008 by alivento

 

Voi ad uno ad uno non ci siete

voi  infimi ipocriti sparite

sbiadite di sabbia sullo sfondo

il vento vi disperde

la voce non arriva

rendo il redde rationem

di un palcoscenico ideale.

 

Questa è la scena madre

questo è  l’atto di dolore

marcio coagulo di sangue

litania del male.

 

Era perché si (s)chiuse

il varco verso il sole

era perché le lame

fendevano dentro e fuori

safene aorte giugulari

e il grido alto s’alzava

il vuoto pietoso raccoglieva.

 

Questa è la scena madre

questo è  l’atto di dolore

marcio coagulo di sangue

litania del male.

 

Erano le spalle voltate degli amici

era l’intero perfetto resecato

mostro nell’antro senza fondo

speranza scavalcata affranta.

 

Questa è la scena madre

questo è  l’atto di dolore

marcio coagulo di sangue

litania del male.

 

Era la spiaggia ultima deserta

resa in volo bianco senza ali

era il nulla vibrante lungo il filo

un baratro che colava nero

l’incerto spalancato tra le braccia

oscillante soglia al limitare.

Cento luoghi

Posted in percorsi, scarti con i tag , on Luglio 13, 2008 by alivento

 

Ed è ridicolo forse

aprire cento luoghi

per so stare

sul tronco scorticato

di un dolore.

 

C è un’immagine imperfetta

che coniuga gli avverbi

il nome falso dato alle cose

che dicono ancora qualcosa

un giorno nuovo

la pace

mille altri soli

sperati  o pallidi

di brina.

 

Si rincorrono le voci

del silenzio

che sgrava impavido ostinato

nell’intimo

del buco ucciso

trapanato.

 

Nella mia casa senza muri e senza porte ho ospitato la cattiveria
l’ho forzata a vestirsi dei miei sorrisi
ho distolto la sua attenzione dalla
para delle mie scarpe
accendendo soli ovunque
Quanta malvagità nel portare al supplizio l’agnello sacrificale
e di che ricercata eleganza il massacratore sa ammantarsi!
E tutto è falso
e dico ai nomi:”ribellatevi!
pretendete carezze sincere!”
ed io abbatterò finanche il tetto della mia casa.

 

La parte in corsivo è un commento poetico  di Loredana Di Biase