La corsa a ostacoli
Che strana la
tua prima mano
quando per rispetto
mi lasciasti fuori da ogni
fermento operativo
oggi che ritorna nella stanza
il tuo amato nome
nel ti ricordi come
glissare la recrudescenza
dominante
di rabbia incantatrice
non si scompone
l’astuta donna a coppe
date a bere ai potenti del potere
pregna larva impopolare
tronfia nell’isolamento
del comando
stagna indifferenza
del non ci sai fare.
Novembre 1, 2008 a 1:37 pm
Questa è una poesia non facilmente commentabile, mi rendo conto, peccato che non ci sia la funzione: voto, se no la voterei per il senso di soddisfazione che mi lascia contemplare la riuscita sintesi del dire, coniugando tempo, interno, vita.
Novembre 3, 2008 a 1:46 pm
…”interno” inteso come “interiore”?
Novembre 3, 2008 a 5:24 pm
come intimo e come interno giorno