Suono secco (ovvero notte insonne)

Perché l’arco sestante
basso acuto d’attacco
il parenchima gonfia
che al palato ribatte
punta sacco sfondante
la porta.

Perché rosso di fuoco
come liquido sgorga
dalla crepa la pietra
sacra intima gola
umorale squarciata
colante.

Perché liberi inversi
apparecchi obsoleti
scissi all’aria festante
viscerale stagnante
mitragliata manifesta
in picchiata.

Perché ninfa dorata
sdegno bussa alle nocche
sfinitezza risponde
nella forza la lente
nei capelli le ciocche
a brandelli.

Il programma raggruppa
in colonne struttura
l’ansia nota altrimenti paura.
Nella notte si spande
sfascio grasso e pesante
denso vivido intenso
un ricamo d’incenso
pensante.

Marombra

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13 Risposte to “Suono secco (ovvero notte insonne)”

  1. Casentero Says:

    Bello il gioco paronimico, bello il ritmo e le chiusure delle strofe… brava Ali!

  2. alivento Says:

    marco grazie! l’ho descritta bene allora la mia notte insonne.
    il tuo commento mi è particolarmente gradito, il mio maestro è così parco di complimenti che devo godermi fino in fondo quei pochi che ricevo 🙂

  3. ilgeniodimozart Says:

    a massimo piacerà per via del rimando a liberi inversi. pesantuccia la notte insonne. ti capisco. ciao aluccia 🙂

  4. golfedombre Says:

    devo dire che questa poesia tiene.

    finalmente l’inconscio dialoga con la poesia.

  5. alivento Says:

    è questo lasciarsi andare quel dialogo tra inconscio e poesia, Stefano?

    A Massimo al massimo potrebbe piacerebbe, Anto, perchè non è detto che Massimo passi di qui 🙂

  6. alivento Says:

    Veramente dovevo dire il contrario: è questo dialogo tra inconscio e poesia quel lasciarsi andare di mi parlavi, Stefano? 🙂

  7. alivento Says:

    cui

  8. golfedombre Says:

    beh, la poesia non sempre salva la vita. a volte una bella poesia (come questa, per esempio) mette in moto forze dolorose.

    la felicità vien dopo che è passata la bufera; per esempio questo lo senti nell’haiku.

  9. ilgeniodimozart Says:

    la quiete dopo la tempesta? a.

  10. alivento Says:

    in che senso mette in moto? cioè dal punto di vista di chi legge o di chi scrive?

    anto. cinguettar di fronde dopo la tempesta? 😉

  11. golfedombre Says:

    in moto forze dolorose nel lettore e nell’autore. del resto la poesia occidentale funziona così.

    vedi il caro ed ermo giaguaro di recanati:-)

  12. alivento Says:

    tu invece preferisci un’altra poesia, quella che
    “Io ride in solitario volo/
    quando i tarassachi gli solleticano il labbro”

    🙂

    PS dedicami un haiku va

  13. ilgeniodimozart Says:

    umh umh, questa mi pare d’averla letta in qualche posto :-)))

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