Ora ninfea

Appassire
come olfatto retrattile
un sentore si spande
oleosa carnosa
ninfea mente odorosa.
Fiore tiepido e sfiorire

di petali
che scendono simili a gocce
o vermigli pelati le bucce.
Dove trovare
i delfini e le rocce
i tuffi l’aperto
l’immenso assoluto
il sogno divino
l’aliante che spinge
l’innalzo improvviso
nel cielo svettante e come
volare.
Come provare a vivere dentro
l’aperto e comunque restare
attaccati ad un filo che morde
allo scoglio le corde
le branchie serrate
tentacoli e spire
l’involto
di sale ondeggiare

la grazia sensuale
il male ed il bene
congiunti e l’altare

come terra alitare
mirtilli nel palmo
e spirare.

Marombra

qualora qualcuno fosse interessato al confronto, la versione originaria di questa poesia si trova qui: http://poetienon.splinder.com/post/8643564

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16 Risposte to “Ora ninfea”

  1. alivento Says:

    in negativo o in positivo ci terrei particolarmente che commentaste questa, poi vi spiego anche il perchè

  2. Anonymous Says:

    che ancora sono di sdegno ricordi
    passione l’incesto
    l’indulto la grazia
    il male ed il bene assieme
    nel palmo deposti
    morire e vivere conclusi
    e insieme la morte

    questa parte che quoto non mi piace molto. siccome il resto è molto bello…la rivedrei. ciao a.

  3. golfedombre Says:

    mi piace da “dove trovare” a “branchie serrate” .Anche i prim i4 versi sono buoni.

  4. alivento Says:

    è nata per aver letto questa stanza di fabrizio: http://fabrystanze.splinder.com/post/8578048#comment

    in particolare questa parte del commento di Artur

    “Io ho letto un libro.
    Si chiamava “La rosa di Montecristo”

    Il Conte non c’era e quindi non tornava.
    La rosa non fioriva ma sfioriva per malinconia.”

    da qui è nata questa poesia e ci tenevo al vostro commento perchè, a differenza della precedente, è un frutto di un processo creativo che, senza particolare lavoro di lima, pesca nel profondo.

    Non la rivedo anto, non riesco a rivedere le poesie, non ancora, è come se volessi rendere diverse le mie bambine deformi, sono quelle per adesso non ci posso fare niente. Partorire ancora però e far soffrire chi legge, come dicono i “diavoli vostri”, questo ancora posso farlo? si 🙂

  5. Anonymous Says:

    io mica ho sofferto :-)) anzi mi è piaciuta, solo dicevo che alla fine un po’ perdeva. insomma a lacoonte chiudila 🙂 a.

  6. alivento Says:

    quando qualcuno mi pagherà (ma taaaanto però) per pubblicarla lo farò :)))

  7. narrando Says:

    bello questo sfiorire, delicato e malinconico, un tono raffinatamente crepuscolare

  8. Antonio, tu si che capisci le mie poesie.
    Come dire che la rosa si spoglia pian piano e sfogliandosi muore?

  9. Mi fa piacere di essere di ispirazione è inutile sottolinearlo.
    Io spesso sento una musica e se a me piace la sento e la risento finchè diventa una specie di sottofondo “muto e sonoro” al flusso della mia fantasia.
    A questo punto afferro una penna e scrivo.
    Scrivo cose, poesie, pensieri sparsi e, spesso, della musica non rimane che un’eco mentre acquistano sonorità e vita le cose che ho scritto.
    Anch’io è difficile che riveda cio che ho scritto.
    Non ho superato quella sensazione che ogni modifica uccida cio che ho scritto e dia vita a qualcos’altro.
    Insomma non sopporto la sindrome dell’araba fanice.

  10. Fenice

  11. E tu che, trepida,
    osservi il calendario
    perdere a poco a poco
    foglietti caduchi
    simili ai petali
    della splendida rosa
    che scopre di morire
    al loro, inesorabile, cadere.

  12. alivento Says:

    Artur, onoratissima d’averti qui, tra i miei quattro o cinque lettori

    🙂

  13. golfedombre Says:

    bisogna stare attenti a non fare il feticismo del testo. meglio avere un distacco critico, evitare il rispecchiamento

  14. vocativo Says:

    Se ci pensi, ali, è un paradosso! Dici che non ritocchi i tuoi testi perché le senti tue creature, ma la fonte di ispirazione è stato un altro testo!

    E’ il caso di dire: l’ironia della sorte 🙂

    (segui quanto dice Stefano al 13#)

  15. alivento Says:

    La nascita di questo testo è avvenuta, dal pensiero alla pubblicazione, in pochi minuti e in certo qual modo era un esperimento.

    “C’è chi allora s’incatena alla metrica, chi alla filosofia, chi al mito, chi alle cose, chi al gioco, e tutti però, patendo tale legame, scrivono la poesia successiva, nella speranza che essa meglio incarni quanto fugge alla legge, quanto s’ammoglia al libero volo. In questo senso, ci sono tanti modi di fare poesia, ma unica si rivela l’inquietudine verso la propria opera e l’insoddisfazione per come questa incarni il nostro progetto”

    da un inedito di Stefano Guglielmin pubblicato su http://fabrypoesiaespirito.splinder.com/post/8557425#comment

    Rivedrò questa poesia Stefano, Anto e Voc, rimettendola a telaio e ripubblicandola qui nelle progressive revisioni fino alla sua forma definitiva. 😐

    Oltre la metafora un pò scherzosa delle “mie bambine”, la spiegazione della mia resistenza a modificare i testi dati alla luce è nel passo di Stefano che ho pubblicato più sopra. Non serve guardarsi indietro, ritengo che sia necessario procedere sempre in avanti anche quando non si abbia precisa consapevolezza della meta, sempre che poi una meta esista.
    Non è improbabile che un giorno possa fare con le poesie di questo blog quanto ho già fatto con altri miei scritti: rinchiuderli in un cassetto, considerarli capitolo chiuso della mia esperienza espressiva.

  16. ilgeniodimozart Says:

    poesia per il teatro. 🙂 a.

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