Slegata d’acqua

L’amianto tarlo in petto
scioglieva buchi neri
nell’aria satura di fiele
finchè fosse saziata
quest’orba sete
di sale e d’animale.

Il tuono il suono
la tempesta e l’acqua
che dissesta e scroscia
poi disseta impura
la vite la pelle le ginocchia
le finestre serrate dei pensieri.

Quanto consuma il desiderio
di una carezza sola di piacere
lungo e tagliente di toccare
con mano colma e piana
la superficie diletta e levigata
di soffice gota umana.

Sul confine del muro a secco
annegano a fili asfodeli
nell’erba tenera di primavera
che ha memoria vaga appena
della pioggia liscia di ieri sera.

Da quando mio zio è morto
cadendo dalle scale
mia zia non ricorda quasi niente
eppure dolce come una bambina
sta seduta felice e sorridente.

Non mi affligge
che non mi riconosca
solo mi viene di pensare
come sarebbe bello
vivere senza ricordare.

(Frammenti di vento 6.4.2006)

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18 Risposte to “Slegata d’acqua”

  1. alivento Says:

    Ecco Antonio, questa è “Slegata d’acqua”, (era questo il titolo completo che però non era facile da leggere perchè i titoli delle poesie erano sempre composti dal titolo del post e dal sottotitolo assegnato alle immagini postate a corredo) 🙂

    L’altra che ricordavi “Romanzo metropolitano”, per la quale vale il discorso già fatto sopra circa il titolo, la trovi qui:
    http://erodiade.splinder.com/post/8392250/Alivento.%22Romanzo+Metropolitano%22.

    Trovi che le parole SIANO più o meno di prima, quando navigavano tra le immagini?

  2. Come si fa a vivere senza ricordare?
    E’ impossibile.

    ——————

    Voglio rivolgermi al sole:
    “sai, ho visto, un giorno, sole, due bambine,
    stringendo un pupazzo di pezza guardare lontano,
    sembrava davvero che fosser vicine,
    che per carezzarle bastasse una mano.
    ma, io, ero s’un aereoplano.

    Ti giuro! Davvero ho tentato di farle girare,
    non ridere! Ho proprio provato ad urlare.
    Ma poi ho dovuto smettere e lasciarle da sole,
    perchè, volando, le ho viste sparire.
    Le ho viste perdersi , le ho viste morire.

    Ti prego, aiutale tu, a continuare, aiutaci a liberare
    la terra da tutti i soprusi, le fami, le botte, gli abusi;
    le banche da tutti i milioni, le terre da tutti i padroni
    dovresti bruciare, e semi di luce poi regalare.

    Infine una cosa ti vorrei suggerire:
    spargici anche un po’ di semi d’amore,
    già che spesso sì, la gente non vuole,
    ma si trova ugualmente ad odiare.
    E io, purtroppo, continuo a volare…

    Difficile è decidere.
    Cogliere il momento.
    Stupido è concludere.
    Darsi per vinto.
    Dolce è disegnare, trasportare lasciarsi dal vento
    e lento è il triste colorare, il ricordare l’istinto.

  3. alivento Says:

    immagino che questa ultima sia tua Artur 🙂

    speriamo che nel dirlo no abbia fatto la mia ennesima gaffe

    è vero Artur, non si vive senza ricordare, è un’osservazione di grande buon senso.
    Senza ricordare si è quasi come bambini di pochissimi anni, dunque incapaci di intendere e volere, bisogna essere accuditi e protetti…eppure a volte…pensaci Artur, non hai mai avuto un grande dolore?

  4. STANOTTE

    Stanotte,
    guardo ai barattoli di semi e colla.
    Parlami con parole d’amante;
    c’è anche la luna,
    stremata,
    in un cielo che caglia.
    Quanto mi mancano le lunghe danze,
    al frusciar delle vesti sottili,
    la sabbia nascosta in mezzo
    alle dita dei piedi,
    leggeri…leggeri.
    Bella, sei bella. E lui,
    il ricordo, l’odore, il furore,
    molli distese di onde,
    la forma di nebbia fino alle stelle.
    Uno tra i veli si alza,
    cammina lontano;
    forse son scale; e quello che sale
    è un punto, uno stelo di fiore,
    un segno di dita
    e…scivola sabbia.
    Or tacete, voci di notte,
    la bimba già dorme.

    Ecco Artur, quella che all’impronta mi è piaciuta di più della tua Fragmenta.
    E’ sicuramente una persona che lascia il segno, intensa la sua scrittura e, a mio avviso, traspare di talento, sebbene io non abbia sentito un certo tempo nella musica del suo canto a me vicino.
    Riflettendo Artur, perchè lo hai chiesto a me e non alle decine di poeti che bazzicano il web e che spesso io e te incrociamo?

  5. golfedombre Says:

    ali, non ho capito se è una poesia o se sono tanti frammenti

  6. alivento Says:

    Sono frammenti articolati in
    A,B,C,D,E,F, ogni lettera corrisponde a una strofa

    A ricordo
    B natura
    C ricordo
    D natura
    E ricordo
    F esito

    questo poetare corrisponde esattamente al mio modo di pensare/osservare dedurre.

    “Slegata” esprime la consapevolezza dell’apparente disconnessione tra le strofe, “d’acqua” perchè era aprile e davvero pioveva.

    Soddisfatto Stefano?

  7. Ma non avevo postato anche una poesia in napoletano?

  8. alivento Says:

    ricercale e ripostale Artur, dai su che aspetti? 🙂

  9. alivento Says:

    non so perchè non trovi i commenti, di certo non è per causa mia

  10. Stupendo chiarore di luna
    che porti via mia madre
    inarrestabile ruota del tempo
    un attimo.
    Scendono nell’anima
    come gocce d’arcobaleno
    felici ricordi.
    Un attimo
    ch’io raccolga nelle vene
    questi ultimi brandelli di vita
    ch’io ripaghi con una carezza
    una vita d’amore.

    Cupa alba di Novembre
    che hai portato via mia madre
    prendi il mio pianto
    con il gesto cieco del seminatore
    spargilo sulla sua tomba
    perché ogni giorno
    nasca una rosa.

    ——————————–

    ——————————–

    Passano p’a via tre belle figliulelle
    a’ bionda, a’ bruna, e miezz’ a’ russulella.
    I giuvinotte e’ guardano incantati,
    sembrano quasi uscite da un libro delle Fate.
    E io, viecchio decrepito, nce vaco areto areto,
    facimm’ a’ stessa strada, però ciò m’inquieta
    pecche’ se pure il fisico è stanco ed accasciato,
    sto core è sempe giovane, è sempe ‘nnammorato,
    Guard’ a stu bbene e’ Dio, l’le vene a’ frennesia
    E pensa agli anni arreto, cu tanta nostalgia
    quanno purtava a spasso, p’e’ vie e sta’ città
    bionde, brune, rosse, guaglione in quantità.

    (TRAD.)
    Passano per strada tre belle ragazze
    la bionda, la bruna e in mezzo la rossa.
    I giovanotti le guardano incantati
    sembrano quasi uscite da un libro delle fate
    E io, vecchio decrepito, le seguo passo passo
    Facciamo la stessa strada, però cio mi inquieta
    Perchè sebbene il fisico sia stanco ed accasciato
    questo cuore è sempre giovane, è sempre innamorato
    guarda a questo ben di Dio e subito gli viene il batticuore
    E pensa agli anni passati, con tanta nostalgia,
    quando portava a spasso per le strade di questa città
    Bionde, brune, rosse, ragazze in quantità.

  11. Cara Ali l’ho ritrovata.
    O meglio ho ritrovato il suo blog intatto anche se sotto un altro nome.
    E se mi è stato lasciato l’indirizzo significa che, prima o poi, saprò cosa le è successo.

    ——————–

    E’ l’ora d’inoltrarsi;
    Orione attende, amico perso
    oltre lo splendore della morte
    confusa nella vita tua apparente.
    Il coro delle inviolate stelle
    attende i tuoi passi freddi.
    Senti i lor sentieri accesi
    graffiare la pianta dei tuoi piedi.

    No! non ti fan male, non è dolore
    quel sangue che sgorgar tu vedi
    son filamenti vaganti nell’universo
    e raccontano ai viaggiatori che ti cercano
    quanto sei vivo, perché sanguini
    in questo cosmo diventato tuo per sempre.
    Oggi, diventato anche mio.

    fragmenta

  12. Perchè l’ho chiesto a te?
    In primo luogo perchè istintivamente mi fido delle mie opinioni.
    Perchè dai tuoi commenti capisco che sei sulla strada giusta sul sentiero dell’approccio al sogno (anche se tu ritieni il contrario) e poi perchè una donna riesce a comprendere meglio le sottili trame che si nascondono dietro le parole di un’altra donna.

    E poi avevo ragione perchè hai portato anche fortuna.

  13. alivento Says:

    Artur, la perdita della propria madre è un grande dolore certamente.

    La poesia in napoletano è graziosa davvero, e si apprezza più in dialetto che nella traduzione.

    Infine quando ho letto che hai ritrovato la tua amica ho sorriso davvero contenta e non sorpresa, perchè vedi i rapporti intensi fanno grandi giri ma poi tornano sempre.

  14. alivento Says:

    “sei sulla strada giusta sul sentiero dell’approccio al sogno”

    dimmi Artur, per favore, qual è il sogno?

  15. Tutto fa parte del vissuto e, poichè il vissuto è passato, resta il ricordo, resta l’elaborazione ma, in fin dei conti, solo a noi sta evocarlo e continuare a farci del male nel ricordo delle pagine tragiche della nostra esistenza o a gioire per quei momenti di felicità che almeno a noi sembra di aver goduto.
    Del resto, però, a pensarci bene, non esiste momento tragico o sereno della nostra esistenza che non sia interconnesso in maniera tale che ad ogni ricordo tragico sono legati tanti ricordi di momenti felici e viceversa.
    Quindi non esiste e non deve esistere un vero momento di sconforto o un vero momento di felicità ma solo una sensazione di serenità che deve permeare il nostro vivere.
    Tutto quello che esula da cio è invenzione o paranoia.

    Eppure noi insistiamo nel cercare di convincerci, forse per un innato masochismo interiore, di avere passioni, di aver subito emozioni, di aver provato dolori indicibilmente più forti di quelli degli altri.

    Ma, in definitiva, appena facciamo agire la nostra razionalità ci accorgiamo di essere infinitamente più in alto della media di infelicità che connota la razza umana.
    Se la coscienza ci dice questo allora noi percorriamo l’incoscienza per non ammettere cio che è ovvio.
    E ci dilettiamo nell’esercitare la nostra facoltà di sognare che molte volte è una valvola di sfogo ma molto spesso per quelli incapaci di volare è un rifiuto della realtà ma è anche un rifiuto di serenità.

    ——————————-

    Ahi Velasquez, dove porti la mia vita?
    Un fiore di campo si è impigliato tra le dita
    e tante stelle, tante nelle notti chiare,
    e mille lune, mille dune da scoprire.

    Ahi Velasquez, non ti avessi mai seguito,
    con te non si torna una volta sola indietro,
    in mezzo ai venti sempre genti da salvare,
    sei morto mille volte senza mai morire.

    Un vecchio zingaro ungherese
    di te parlando mi giurò
    che c’eri prima di suo padre,
    prima del padre di suo padre:
    più in là nel tempo non andò.
    I cerchi del tuo tronco sono
    ferite d’armi e di parole
    che mai nessuno vendicò.

    Ahi Velasquez, com’è duro questo amore,
    mi pesa la notte prima di ricominciare:
    e tante veglie come soglie di un mistero,
    per arrivare sempre più vicini al vero…

    Ahi Velasquez, certe sere quanta voglia,
    fermare la vela e ritornare da mia moglie;
    e tu mi dici: “fatti scrivere”, è normale,
    per te bisogna sempre scrivere e lottare.

    E la tempesta ci sorprese
    due miglia dopo Capo Horn;
    se ne rideva delle offese,
    in mezzo al ponte si distese
    e fino all’alba mi cantò
    ragazze, terre, contadini,
    da sempre popoli e padroni,
    fu lì che tutto cominciò.

    Ahi Velasquez, fino a quando inventeremo
    un nido di rose ai piedi dell’arcobaleno,
    e tante stelle, tante nelle notti chiare
    per questo mondo, questo mondo da cambiare?

    Ahi Velasquez, Ahi chitarra come spada,
    mantello di sabbia, orecchio mozzo, antica sfida,
    eterna attesa, corda tesa da spezzare,
    e tanta voglia, tanta voglia di tornare…
    (Vecchioni)

  16. alivento Says:

    Artur, il tuo commento l’ho lasciato per ultimo perchè denso, come sempre, di spunti di riflessione e confronto.

    Sono daccordo che siamo noi che, evocando il nostro passato, continuiamo a farci del male, d’altra parte, negandolo, ce ne faremmo certamente di più. Scatterebbero meccanismi di distorsione della nostra personalità Il dolore bisogna viverlo fino in fondo e, quando capita, non negarci al suo ricordo.
    Parlavo con una donna, una volta, aveva più di settanta anni, nel discorso le venne di parlare di suo figlio (non unico eh , ne aveva avuti tanti e tanti aborti pure) morto all’età di cinque mesi.
    Ebbene Artur quella donna, parlandone, piangeva, dopo oltre quant’anni da quando era successo il fatto, ed io, che allora mi stupii, ancora mi commuovo ricordandola.
    Vedi Artur, ci sono dolori che ricorderemo sempre con un’intensità che ci segnerà per tutta la vita.
    Sono certamente d’accordissimo con te quando dici che, messi a paragone con la sofferenza di altri uomini e donne che vivono nella fame, nell’indigenza, nella violenza, per i quali ogni loro giorno è dolore che si aggiunge ad altro dolore, il nostro soffrire è da ridere. Ma vedi Artur non è dei problemi sociali che uno si veste quando ripercorre il proprio vissuto, (men che meno fa la graduatoria dei validi motivi o del grado di intensità del dolore) ma del proprio vissuto appunto, allora anche solo un saluto col tono sbagliato può essere il dolore che rattrista l’intero nostro giorno nuovo e vissuto.
    Allora un abbandono può far soffrire più di un lutto, che il definitivo abbandono, e ciò la misura e la motivazione dipenderanno dalle circostanze nelle quali si va ainnestare quesata nuova e negativa esperienza di vita.
    Infine concordo con te circa l’alternanza di vuoti e pieni, negatività e positività del nostro vivere.

  17. Anonymous Says:

    sbagli ali, avresti dovuto scrivere ci sono dolori che sentiremo sempre, non che ricorderemo sempre. il ricordo presuppone che si tratta di passato, invece ci sono dolori che sono sempre presenti. una donna una volta mi disse: povera signora, è ancora giovane. voglio dire una cosa sperando di non disturbare troppo con questi miei discorsi non tanto allegri 🙂 il dolore che si sente per la perdita di una persona cara è un dolore che si ama tanto quanto si amava la persona che è morta, perchè se tu non soffri più allora davvero la persona è morta. l’hai fatta morire dentro di te. dico persona per rispetto dell’altro perchè so che nominare la perdita di un figlio è quasi un tabù.

  18. alivento Says:

    Non ti firmi, ma mi sembri A
    che dirti se non che hai ragione, però non ho sbagliato, io so che è così.

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