D’amore vorrei parlare

D’amore vorrei parlare
e di tormento
dice l’albero al vento.
Pressami la giugulare
fammi annegare
il sangue scende a fiotti
non respirare.
C’è altro oltre i tuoi occhi?
chiede l’alba al tempo
C’è altro oltre quell’acqua
che verde brilla e cade?
Aspettami nel sole
fammi liquefare
la cera delle ali
in gocce tiepide di mare.
C’è altro oltre le stelle
che vedo nella notte
di un cielo che di carne
ha il mormorio sensuale?
Splendore della pelle
la bocca da baciare.
C’è altro oltre il respiro
del fango nel pantano
le nuvole di pioggia
il sogno l’aquilone?
Liberami dal filo
lasciami volare
planare dentro il fosso
come rana gracidare.


Marombra

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28 Risposte to “D’amore vorrei parlare”

  1. Anonymous Says:

    parlare d’amore è una persistente tendenza della poesia

    adesso parlane in altro modo se ci riesci

    questo è come fosse riesumato da un lontano passato

  2. Anonymous Says:

    ero io Ada, sempre presente quando tutto è assenza

    un abbraccio

  3. alivento Says:

    Ada provvidenziale

    Non ti stupire del mio gusto “retrò”, io dondolo pericolosamente tra tutti i generi e il niente.

    Baci

  4. C’è altro.

    Per forza.

    E ci sono infinite vie ed infiniti modi per perdersi per strada, per ricercare la strada e per ritrovarsi.

    Sono qui, dopo tanto, per salutarti e per lasciare un sorriso 🙂

  5. golfedombre Says:

    mi sembra una bellissima canzone da far cantare a fiorella mannoia (non “m’annoia”, mi raccomando:-)

  6. frontiera Says:

    che bella, alivento

  7. Certo che la caduta è stata traumatica.
    E tutto perchè ti ha baciata il principe Verdolino, quello che trasforma le principesse in rane dalla bocca larga.

    Ora ci vorrebbe il principe azzurro ma di questi tempi è una parola trovarlo.

    Tutti in ferie o ricoverati in case di cura per l’igiene mentale.

    Li hanno rinchiusi a forza perchè andavano baciando rane e rospi per fossi e pantani.

  8. NON TAGLIARE IL FILO

    Finito l’allegria? no!
    Tel..? Allor noia, fingi!

    Allontani i fogli, Re?
    no, talloni figlia, Re!

    nel tanfo l’origliai:
    noi? le fan gli altri!

    Alt! Non far gioielli
    regola finta: “noi” (ill.)

    e allargo l’infinito:
    non tagliare il filo!

  9. Alle due e quaranta di notte si sragiona?
    Oppure si sale a vette così ardite ed acute che il messaggio si sublima in sublimato?
    Forse il filo si assottiglia fino al suo estremo punto di rottura per causare la caduta dell’ardito che a questo appiglio ha dedicato la fiducia.

    Il ragno che non teme nessuno perchè pronto ad avvelenare qualsiasi suo avversario si lascia trasportare dal vento appeso ad un filo da lui stesso generato e regola la sua velocità allungando o accorciando lo stesso.

    Passa sul fosso, volando leggero, ma non si accorge della rana dalla bocca larga che allunga la languida lingua con gesto rapido ed istantaneo che lo rapisce all’aere per precipitarlo nell’abisso della sua perdizione.

    “Mors tua vita mea” – pensa la rana – mentre il veleno del ragno da sapore al pasto sopraffino.
    Cosa singolare che il veleno sia trasformato in condimento ma la vita è così strana e stupefacente che non ha mai fine la maraviglia dell’inatteso.

    E intanto le stelle stanno a guardare, testimoni mute dello svolgersi della vita.

    Ma se si va vicino ad esse perdono la fissità della lontananza ed assumono il caotico trasformarsi dell’essere.

    Da passive diventano attive protagoniste dell’interagire e la loro freddezza si trasforma in scoppi improvvisi di energie primeve, in esplosioni di materia in divenire, in fuochi in cui si trasfigura la stessa essenza dell’Universo.

    E il ragno stesso è fonte di energia.

    “Nulla si crea e nulla si distrugge” – esclama la rana compiaciuta – e in quel momento essa stessa è Universo.

    E come le stelle pulsano ed animano l’Universo, il ragno stesso pulsa ed anima la rana.

    La rana gracida il suo ringraziamento al ragno poi balza in acqua nascondendosi sotto la foglia alla vista di chi vorrebbe trasformara la rana in stella con la scusa di essere principe ma con l’intento di alimentare il suo particolare Universo.

  10. alivento Says:

    Dan!!!
    è un piacere inaspettato e grande ritrovarti qui, in questo luogo bianco.
    Che ne pensi di questo nuovo look e di queste nuove poesie? E non è ancora finita, medito un ritorno a iobloggo, sempre chè la procedura d’importazione funzioni :))

  11. alivento Says:

    golf, Fiorella è una raffinata interprete. Potresti contattarla tu e proporgliela.

  12. alivento Says:

    Artur,
    Il principe Verdolino tutto verde ridolino
    ride e mostra l’unico dentino salta il fosso e vede rosso
    manca il passo e mangia l’osso
    se la foglia se lo piglia il canneto è una poltiglia
    se la lingua lo rapisce lui si fa d’un tratto pesce
    se la rana rinsavisce lui non gracida ma nitrisce
    se lo adocchia la ranocchia lui si gonfia in tronfia spocchia
    guazzabuglio molto strano gira e volta nel pantano.

  13. alivento Says:

    nono non taglio il filo, specie adesso che l’abbiamo così ben stired che non è rimasta neppure una piega.

  14. alivento Says:

    Infine, Artur, ti sono molto grata del tuo lungo commento che cerca di trovare un filo al testo.
    Penso che nel mezzo un barlume di senso ci sia in quel che scrivi.
    Miele e veleno condiscono la vita, la rana è verde come del resto il rospo, l’aquilone vola sempre più in altro fino a congiungersi alla nubi, il filo è un filo che lo lega o che lo salva?
    Il bello è che lo scritto è impulsivo, bene bene dove peschi la rana pescatrice non lo so neppure io, però, Fiorella Mannoia permettendo, queste non poesie piaccono d’istinto anche a me.

  15. alivento Says:

    Grazie tantissime Fabio.
    Bello anche il tuo commento, semplice, spontaneo e indovinato.

  16. Rana pescatrice e rana dalla bocca larga sono due cose molto diverse.
    La rana pescatrice è un pesce (detto coda di rospo), la rana dalla bocca larga è un anfibio e una metafora.

    ———————

    Portata dal vento fosti servita ad un tavolo di fast food sotto forma di tramezzino:

    panino fatato
    fosti ingoiato
    da un esagitato
    che credeva nel fato

    viveva alla giornata
    non guardava la data
    pensava che una fata
    di lui si sarebbe innammorata

    vestiva fresco lino
    di color verdolino
    sguardo adamantino
    adorava lo spezzatino

    ma quando credeva il tapino
    che la fortuna facesse capolino
    e ponesse all’improvviso sul suo cammino
    una fanciulla che gli facesse l’occhiolino

    il fato del panino lo colpiva all’istante:
    bastava un bacio sulle labbra dell’ amante
    e succedeva una cosa assai inquietante
    l’amata si mutava in rana all’istante

    Ahimè!! quale immonda disgrazia
    capitò a chi voleva sazia
    la sua sete d’amore eterno
    precipitandolo nel profondo dell’inferno.

  17. alivento Says:

    Artur carissimo, intanto bentrovato; salutarti così dopo sì tanta mia assenza è d’uopo.
    Ischia come va frana o frena? Spero bene la seconda.
    e il turismo vacanziero?
    ho notato con vero diletto che sei coautore in blog prestigiosi 🙂
    i miei più vivi complimenti. Chissà che per tuo tramite l’inferno e il paradiso non abbiano a toccarsi. 😉

    Rileggo la coda del tuo precedente commento
    “La rana gracida il suo ringraziamento al ragno poi balza in acqua nascondendosi sotto la foglia alla vista di chi vorrebbe trasformara la rana in stella con la scusa di essere principe ma con l’intento di alimentare il suo particolare Universo.”
    trovo che nasconda una profonda e amara verità, specie in fine.
    Conosco entrambe le rane, Artur. Molte rane dalla bocca larga e molte rane pescatrici popolano il mondo, però io non appartengo a nessuna delle due categorie.
    Si 🙂 credo che tu abbia ragione, ho incontrato anche rane dalla bocca larga, però sai, oltre la bocca molte hanno anche un brillante cervello e personalità, solo che io non mi adatto neanche a fare la rana pescata.

    Quanto al tuo secondo componimento in rima, non so perchè, mi ha fatto tornare in mente un film (e qui do un saggio della mia vasta cultura nazionalpopolare) Shrek. lo conosci? La filosofia di fondo è: che bello essere orco specie se poi si incontra l’orchetta giusta. Ora provo ad applicarla alla tua storia.
    Ecco che però all’improvviso
    succede che spunta un sorriso
    il sereno che spegne l’inferno
    il principe preda del fato panino
    posa corona ed anche il mantello
    e diventa il ranocchio più bello
    la rana quasi non crede sia vero
    che finalmente sia amore sincero
    per la gioia si mette a saltare
    tutti i ranocchi vede arrivare
    per festeggiare l’avvenimento
    del principe rana vero portento
    che per avere la sua ranocchietta
    si fece ranocchio in tutta fretta

  18. Anonymous Says:

    FRAMMENTI D’AMORE

    Amante f/m rimorde?
    Dammi ferramento!

    Manterremo fida M.
    Fred mentira’: amo M.

    Diramammo Fernet?
    Random: te, fermami!

    Frammentare modi:
    Tradiremmo “fan” me.

    Do’ frammentari me:
    Di’, trameremmo fan?

    Madreforma, menti!
    Rammendàti (fremo)

    Deformante marmi?
    Manderemmo frati!

    Firmamento madre:
    Firmamento merda!

    Mammifera dentro,
    mammifera nord, te.

  19. (quello sopra)

  20. Ma chi è sto anonimo che fa l’anagramma di Artur, l’anagramma dei versi e rimanda alle figurelle delle consorelle?

  21. Ubriaco di luna

    Quando il sonoro vortice del mondo
    E’ sibilo di trottola, quel chiaro
    Corpo di corvo che è la Luna siede
    Ai crocicchi del vento e scruta attorno.
    E mi vede – mi vede – mi balza
    Con esattezza sul vivo del cuore,
    E il suo raggio dorato con freddezza
    Completamente ubriaco mi rende.
    Il ruggito di tutti gli oceani mi sembra
    Ora soltanto un suono debolissimo,
    il tuono,
    Soltanto il tintinnio d’una campana,
    E i l t e m p o i l v o l t e g g i a r e d ‘ u n a m o s c a

    (Hugh Mc Diarmid)

  22. alivento Says:

    Artur, quello sopra è un mio amico virtuale, per il quale, per quanto si possa fare con una conoscenza meramente incorporea, garantisco che è persona affidabile, inoltre ti assicuro che non voleva farsi gioco di te è che anagrammare è un suo modo di giocare.

    La poesia di Hugh mi è molto gradita, Artur, grazie, mi piacerebbe conoscere in proposito l’opinione del mio più impietoso critico: il professore.

    turar come sono state le tue vacanze in Spagna? ed il tuo ritorno? ti hanno dato il loro più festoso benvenuto i tuoi più cari amici?

  23. Affidabile personalmente
    incorporeo virtualmente
    garantire anonimamente
    e conoscere meramente

    cogito Déi
    gioco di te
    do’ ego: citi
    *tic* ei, godo

    giocare anagrammando
    manda oggi amare ancor
    prestigiare coautorando
    redarguisci ‘a patto e onor

    va’, pigli giornaletto, due mele: mòsca!
    adagero’ nelle vip il gemito: tu, mosca!
    ma e’ lento! devo pigliar glutei? (mòsca)
    e il tempo, il volteggiare d’una mosca?

  24. alivento Says:

    Tur, ma stai diventando un vero tour. Bravissimo.

    :*)

  25. Cara Vento le tue poesie mi piacciono sempre e mi piace la tua continua ricerca di parole e contesti nuovi per descrivere le emozioni.

    Questo posto è bianco, candido!
    Avevi bisogno di tranquillità? : )

    A presto!

  26. alivento Says:

    Si Dan, una convalescenza.

    Mi fa piacere che apprezzi comunque le mie poesie, qui, a parte alcune scritte quasi d’impulso, c’è molto più lavoro di lima e ricerca. Questo, secondo me, le rende diverse e forse temevo più ostiche o distanti. Mi fa piacere che per te non sia così.

  27. Una canzone (non eccelsa) di qualche tempo fa recitava “inutile cantare, se non è d’amore”.
    Forse la poesia sceglie l’amore a tema ricorrente perché entrambi dono superfluo agli altri, non necessari, slegati dagli imperativi della sopravvivenza, si compiacciono di piacere, e hanno nel diletto altrui la propria gioia.
    Da queste parti la “coda di rospo” trova egregia interpretazione nella “pescatrice cò e tubbettielli” (ditali con sugo di rana pescatrice) da Vietri, su lungo tutta la costiera amalfitana, si ha modo di apprezzare l’antica alchimia 🙂

  28. alivento Says:

    Antonio, bentornato! 🙂

    Il tuo commento di ritorno collocato proprio qui sottintende che d’amore si dovrebbe sempre poter/dover cantare e se questo testo ad alcuni piace anche senza base di note sottostanti forse tanto sapore di canzone da musica leggera non ha.

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