Desense

E poi forse berrò
ferita e furore
brandendo l’arma nell’ira viva
scampata l’anima al golfo
insensato
insenatura del corpo antico
antiquato bastardo
bastantemente imbastito
bastimento incagliato
bieco bacato
tragico vivo legno tarlato.

Ringhiare alle sbarre
l’eterna prigione
le viti i tralicci l’alta tensione
urlare nel collo della bottiglia
le gambe mozzate ridotte in poltiglia
moneta lanciata mai più ritrovata
la testa o croce i mondi veleni
le menti pensanti i colletti pesanti
la prova di forza indurita la scorza
la rabbia di schiuma di bava
alla bocca.

Farsi sottile apporre le mani
azzurrità d’una violenza estrema
la lama alla gola che taglia
o l’uccide è solo scena
il morbo amovibile
rimane
la più grande pena

Marombra

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26 Risposte to “Desense”

  1. si capisce che sono nera?

  2. golfedombre Says:

    sì, ma per sfogarsi ci sono anche altri sistemi: non puoi scrivere una poesia al giorno e pensare che ognuna resista al tempo.

  3. s’intuisce che sono pigro?
    buona giornata (ache ai neri)!
    (mi accingo a chiudere gli occhi e a tentare di dormire un po’)

    VP

  4. Io per sfogarmi ho comprato un sacco da boxe che prendo a pugni puntualmente ogni mattina (visto anche che ho smesso di fumare… HAAAAAA!!!!).

    Comunque anche Pasolini scriveva (pare) una poesia al giorno e mi sembra che abbiano tutte resistito al tempo… ma certo una rondine non fa primavera… anche i miei tempi di gestazione si sono dilatati (col tempo) e ho notato che non è tanto l’insistere ostinati su una stessa poesia quanto il lasciarla decantare che ne rivela aromi e difetti.

    Una nota sulla musicalità: se la si vuole usare anche come complemento semantico i suoni devono restituire quello che si vuole raccontare.
    Per dirla in altri termini se sei “nera” e di questo vuoi parlare l’uso di suoni “morbidi” fa perdere qualcosa all’efficacia comunicativa del testo.

    A proposito di musica: Ascolti musica barocca?
    Se non lo fai provati almeno a cercare le fantasie di Bach per organo o qualche sua sonata per violoncello… è uno dei grandi maestri del contrappunto.

    Baci Ali

    Mrc

  5. Ma il sig. VP fa i turni di notte?
    O è un puro nottambulo come tanti (me compreso)?
    Cas

  6. nottambulo, sì! ma non mi fanno riposare.

    VP

  7. Ma no Golf questa l’ho scritta prima d’essere nera, con un’impressionante alito di preveggenza, ieri sera l’ho soltanto definita ed è stato facile come bere un bicchier d’acqua, veleggiando sull’onda di emozioni negative.
    Però a Swan è piaciuta, vedi su foglidiparole.
    Inoltre il mio modello è la Dickinson, quando morirò dovranno trovare 1500 mie poesie.
    Al momento sono a circa 350 in quasi tre anni. La media non è di una al giorno.
    Resistere al tempo è cosa che non dipende solo da me o dalle mie poesie ma anche da altri e dalla sorte dei blog nel tempo.

    Caro Cas, io sono una donna, dolce e gentile sono aggettivi che mi si confanno, anche quando provo rabbia e dolore non riesco a rinnegare del tutto la mia natura. Se la mia poesia dice questo, dice solo quello che sono.

    VP, questo tuo modo di commentare è praticamente un’esclusiva, lo dovresti brevettare. 🙂

    A saperlo che non dormivate neppure voi sarei stata tutta la notte online, praticamente non ho quasi dormito.

  8. PS. Grazie dei consigli “musici” mrc

  9. golfedombre Says:

    cara ali, 350 diviso tre fa circa 115. 1500 diviso 115 fa poco più di 13. Non vorrai mica lasciarci così presto? 🙂

  10. Però Stefano, poeta, letterato, intellettuale e pure matematico.
    Che fai mi rubi il mestiere? 😉

    La risposta alla tua domanda è che neanche quello dipende da me. Credo.

  11. golfedombre Says:

    già, però se la vita la costruisci secondo natura, lei non ti tradisce. Se la forzi secondo cultura, ti spiazza.

  12. Osserva!!! – affermò il saggio – quel poeta scriveva una poesia al giorno ed è vissuto centonove anni.

    AZZZZZ – rispose Matusalemme – SCRIVERE POESIE PORTA DAVVERO SFIGA!!!!!!!

  13. hehehe Artur certe volte… 🙂

  14. Sei diventata nera nera neraaaaa
    sei diventata nera …..
    come il carbon!!!!

    ———

    Ma come mai questa inversione di colore?
    Quale mal vento portò questa iattura?
    Fosti forse colpita da scorbuto?
    Oppure fu una botta di calore?
    Che riversossi a tutto spiano addosso?
    Ora che a guisa di femmina moresca
    ti presenti in questo singolar agone
    ed affermi con gioia il cambiamento
    non ci resta che far buon viso ad esso
    e sperar che non diventi d’uso
    frequente il cambiamento avito
    perchè in tal caso sarebbe sconveniente
    fare apprezzar tale vestimento
    di giorno in giorno qual camaleonte
    un dì da nera fantesca ti presenti
    un altro dì bianca presenza ostenti.

    Maro’!!!

  15. Marco, non solo certe volte, direi assai spesso 🙂

    Artur, questa qui sopra è la tua miglior poesia da un pò di tempo a questa parte, ottimo ritmo, anche il cambiopasso finale di

    “un dì da nera fantesca ti presenti
    un altro dì bianca presenza ostenti.”

    Col tuo permesso, un dì la posterei qui, unitamente a quel capolavoro di Alimortè.

    Il tutto col titolo “la grande ironia”

  16. Artur, ti ricordo che non sei ancora venuto a commentare da Vocativo, se lo fai e il tuo commento prende forma di recensione ti aggiungo a quelle postate sotto. Se è una stroncatura te la tieni però, non mi serve.
    Grazie. 🙂

  17. Scrivere, scriverti, ritrarti. Impregnarti
    i capelli di tutte le
    parole trattenute, sospese nell’aria, nel tempo, in
    quel ramo di cortés carico di fiori gialli la cui
    bellezza mi fa rizzare i capelli quando scendo
    sola per strada pensierosa. Definire il mistero, il
    momento preciso della scoperta, l’amore, questa
    sensazione d’aria compressa dentro il corpo sinuoso,
    l’esplosiva felicità che mi fa piangere e mi colora
    gli occhi, la pelle, i denti, mentre divento
    fiore, edera, castello, poesia, tra le tue mani che mi
    accarezzano e mi sfogliano, facendo sorgere parole,
    sconvolgendomi tutta, grondante del mio
    passato, della mia infanzia, di ricordi felici,
    di sogni, di mare che si infrange
    contro gli anni, sempre
    più bello e più grande,
    più grande e più bello.

    Come posso ghermire l’illusione, stringerla tra le mani e
    liberarla davanti a te come una colomba felice
    che voli via
    a scoprire la terra dopo il diluvio; scoprirti fin
    nelle pieghe più sconosciute, impregnandomi di te
    lentamente, come una carta assorbente,
    perdendomi,
    perdendoci tutti e due, nel mattino in cui
    abbiamo fatto l’amore
    con tutto il sonno, l’odore, il sudore della notte
    salata sui nostri corpi, inzuppandoci d’amore,
    facendolo grondare in grandi immense onde,
    immergendoci nell’amore, bagnandoci con
    l’amore che ci
    soverchia.

    (Gioconda Belli)

  18. UAUUUU :)))

    ma cosa si può rispondere a uno scritto così? è poesia anch’esso.
    Molto passionale, il finale ma io trovo questo passaggio splendido:

    “Definire il mistero, il
    momento preciso della scoperta, l’amore, questa
    sensazione d’aria compressa dentro il corpo sinuoso,
    l’esplosiva felicità che mi fa piangere e mi colora
    gli occhi, la pelle, i denti, mentre divento
    fiore, edera, castello, poesia, tra le tue mani…”

  19. e poi quest’altro, è bellissimo

    “Come posso ghermire l’illusione, stringerla tra le mani e
    liberarla davanti a te come una colomba felice”

  20. Quando giungerò alla vecchiaia
    se ci giungerò
    mi guarderò allo specchio
    e conterò le rughe
    delicata orografia nella mia pelle distesa.
    Quando potrò contare i segni
    che han lasciato le lacrime
    e le ansie
    e il mio corpo risponderà con lentezza
    ai miei desideri,
    quando vedrò la mia vita
    scorrere in vene azzurre,
    in profonde occhiaie, …
    So che il mio cuore manderà ancora
    ribelle
    il suo ticchettio
    e i dubbi e i vasti orizzonti
    saluteranno ancora
    le mie mattine.

    (Gioconda Belli)

  21. Gioconda Belli è una rivoluzionaria, è “la Pasionaria” per eccellenza

    I
    L’uomo che mi amerà
    dovrà saper aprire il velo della pelle,
    scoprire la profondità dei miei occhi
    e conoscere quello che si annida in me,
    la rondine trasparente della tenerezza.

    II
    L’uomo che mi amerà
    non vorrà possedermi come una mercanzia,
    né esibirmi come un trofeo di caccia,
    saprà stare al mio fianco
    con lo stesso amore
    con il quale io starò al suo.

    III
    L’amore dell’uomo che mi amerà
    sarà forte come gli alberi di ceibo,
    protettivo e sicuro come quelli,
    limpido come una mattina di dicembre.

    IV
    L’uomo che mi amerà
    non dubiterà del mio sorriso
    né temerà l’abbondanza dei miei capelli,
    rispetterà la tristezza, il silenzio
    e con carezze toccherà il mio ventre come chitarra
    perché sgorghi musica ed allegria
    dal profondo del mio corpo.

    V
    L’uomo che mi amerà
    potrà trovare in me
    l’amaca dove riposare
    il pesante fardello delle sue preoccupazioni,
    l’amica con cui dividere i suoi segreti più intimi,
    il lago dove nuotare
    senza paura a che l’ancora del compromesso
    gli impedisca di volare quando gli succeda d’essere uccello.

    VI
    L’uomo che mi amerà
    farà poesia con la sua vita,
    costruendo ogni giorno
    con lo sguardo posto al futuro.

    VII
    Però, sopra ogni cosa,
    l’uomo che mi amerà
    dovrà amare il popolo
    non come una parola astratta
    estratta dalla manica,
    ma come qualcosa di reale, concreto,
    al quale rendere omaggio con azioni
    e dare la vita se è necessario.

    VIII
    L’uomo che mi amerà
    riconoscerà il mio viso nella trincea
    ginocchio in terra mi amerà
    mentre spariamo insieme
    contro il nemico.

    IX
    L’amore del mio uomo
    non conoscerà la paura del darsi,
    né temerà scoprirsi alla magia dell’innamoramento
    in una piazza piena di gente.
    Potrà gridare -ti amo-
    o mettere striscioni dall’alto delle case
    proclamando il suo diritto a sentire
    il più bello e umano dei sentimenti.

    X
    L’amore del mio uomo
    non fuggirà dalle cucine,
    né dai panni del figlio,
    sarà come un vento fresco
    portando via tra le nubi del sogno e del passato,
    le debolezze che, per secoli, ci hanno tenuti separati
    come esseri di distinta statura.

    XI
    L’amore del mio uomo
    non vorrà definirmi o etichettarmi,
    mi darà aria, spazio,
    alimento per crescere ed essere migliore,
    come una Rivoluzione
    che faccia di ogni giorno
    l’inizio di una nuova vittoria
    .

  22. Io invece
    già lo so:
    berrò latte
    e poi boh.

  23. un bacello 🙂 a.

  24. Artur, visto che il mio impegno rivoluzionario è praticamente inesistente, cambierei la VII e la VIII, il resto potrebbe essere sottoscritto da qualunque donna che non sia una donna qualunque. Dunque bella poesia, e un comune sentire.

    Lucio, noto che hai già le idee ben chiare, candide, bianco latte direi o come neve? 😉

    Anto, grazie. E torna eh.

  25. Idee bianche.
    Come la neve.
    Come le notti in.
    Come le ali
    di un angelo.

  26. Stefano, ma perchè mai poi dovrei pensare che le mie poesie resistano al tempo? Una fragilità scomposta che mi consuma e un’unica trama per aggrapparvi l’anima. Questa è stata per me la poesia. Ha permesso a me di durare, non posso pretendere che essa duri a sua volta.
    E’ libera, faccia un pò quel che creda sia bene fare.

    Lucio, cito a memoria, spero di non sbagliare
    “Lei mise prima i piedi nel dolore
    poi le ali di un angelo
    ed infine la coda di una sirena”
    Ti ricordi? Me l’ha fatta tornare in mente l’ala d’angelo. Quante ne abbiamo passate io e la tua mamma! 🙂

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