Zattera

Ed è una zattera questo mare
dove anneghiamo a turno
un salvagente galleggiante
come appoggio d’un istante
d’ogni braccio o collo
d’ogni àncora nel porto.

Un gorgo che s’avvita
corpo morto che trascina
funi d’ansia all’ombelico
un raschio di tentacoli
che infiltrano ventose
dentro radiche sottili.

Dal femore alla scapola
la vertebra s’arrotola
acqua interna nella vela
lato squarcio che ribolle
la rotta è senza meta
la pellicola forata

A cento metri dal naufragio
l’urlo cupo d’uragano
muore adagio
rantolando nella mano.


Marombra

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11 Risposte to “Zattera”

  1. se anche per annegare c’è bisgono di rispettare turni, non so proprio dove andremo a finire.
    di recente ho visto al cinema le nuove mirabolanti avventure di jack sparrow e lì c’è una sorta di polpo gigante che fa abbastanza danni, ma non mi sembra diaver visto gorghi; di zattere se ne vedeno, invece.
    Buongiorno (ma già tento di riappisolarmi)!

  2. “Come sail your ships around me
    And burn your bridges down”

    poi non so perché, ma mi viene in mente ciò (leggendo) e lo posto.

    VP (anche per il commento precedente)

  3. Dunque, lì per lì mi è apparso questo, per deformazione professionale direi:

    http://web.tiscali.it/saliceweb/Gericault_la_zattera_della_Medusa.jpg

    ma poi ho visto che si tratta di ben altro…

    A proposito Ali, quasi dimenticavo:
    “Viva le donne ruspanti e rusticali!!”

    Baci al cubo
    Mrc

  4. Non si aspettano i turni, VP, intendo che prima poi capita a tutti il momento di difficoltà, quello in cui hai bisogno d’aiuto, a volte dura anni a volte un minuto.
    Intendo che è una rotazione, la zattera è il punto d’appoggio per non annegare, non tutti, non tutto può essere zattera in questo mare.

    Il link, marco è incompleto, pertanto non funziona.
    Ti leggo su di giri mi fa piacere.

    Gradirei un commento circa la forma, la validità, l’intensità di questa poesia. E’ bella, è brutta? Insomma cosa ne pensate?

  5. Ecco la nave dei sogni è giunta in porto
    dalle stive il suo carico è sui moli
    luci azzurrine coprono ora il porto
    mentre gabbie dorate ornate di diamanti
    racchiudono animali molto strani
    ed anche i marinai di questa nave
    sono di razze esotiche ed aliene
    Fate, folletti, gnomi, nani giganti
    e il capitano sembra un leviatano
    arroccato sull’albero maestro
    mentre lancia i suoi ordini li intorno
    Un passeggero scenda dalla nave
    levitando coi sui bagagli in fila…
    un serpente di mare fa da ormeggio.

  6. meno male che i salvagente galleggiano.

    Se no quanta gente si salvava?

  7. Dimenticavo VP, I pirati dei caraibi l’ho visto anch’io.
    E’ ricco di trovate spettacolari.

  8. sembra una scena dal prossimo Harry Potter, Artur
    tutto levita o galleggia anche il leviatano

  9. Cara Ali, il link pareva pure a me fosse incompleto e per come si presenta continua ad averne tutta l’aria… ma stranamente se fai doppio click sullo stesso e poi “copia e incolla” va che è una meraviglia (comunque è il famosissimo quadro di Gericault “la zattera della Medusa” che avrai sicuramente già visto, ma rinfrescarsi la memoria con simili capolavori non fa mai male).

    Poi, ripeto, mi piace il tuo carattere rusticale 🙂
    E’ bello che tu sia combattiva e che dici quello che pensi.
    Il componimento va abbastanza bene, certo non è tra i miei preferiti ma funziona.
    Io personalmente ho seri problemi con le rime, non posso farci niente, anche se leggo uno scritto di un grande maestro se trovo una rima ho un moto interiore strano, mi distraggo, divago e mi viene anche a mancare quell’odore di humus che per me dovrebbe avere ogni poesia (per gusto prettamente personale, sia chiaro)… è come se la rima (soprattutto quella baciata) mi addolcisse ciò che non voglio venga addolcito.
    Anche se in alcuni casi (e rari) come si presentano nella chiusa di questa tua il nerume greve delle visioni equilibra drasticamente il processo di edulcorazione messo in atto dalle alternate.

    Poi c’è un altro punto su cui vorrei discutere che, in qualche poesia fa è stato sottolineato dal caro Stefano “Gugl” Guglielmin.
    Il distico sotto accusa era questo “insistere e pregare/
    a piedi giunti sull’altare.”
    Oggi proponi nuovamente qualcosa di simile “che infiltrano ventose/
    dentro radiche sottili.” (e per vie traverse “Ed è una zattera questo mare
    ”)
    In entrambi i casi c’è un gioco curioso (nella logica comune, sappiamo, non si prega con i piedi e i più delle volte sono le radiche che si infiltrano, difficilmente le ventose) e sebbene al principio non fossi contrario all’appunto fatto da Stefano il fatto che tu insista a inventare questa particolare figura retorica (che sinceramente non so se esista) mi lascia pensare.
    Non c’è dubbio che è qualcosa che ti appartiene, si ripete (forse!) anche senza che tu ne sia troppo cosciente. Quindi mi chiedo: e se tentassi di acconsentire maggiormente a questa inclinazione? Gli hai chiesto quanto dovevi? Gli hai fatto le giuste domande? Sai se vuole dirti qualcosa? E cosa? E soprattutto tu quanto ti ci riconosci? E perché?
    Magari ho detto cose che per te non hanno senso o sono fuori tema (avrò visto male) ma non ho fatto altro che riproporti quello che mi racconto quando discuto con i miei testi.

    Un bacio sulla tua fronte schioccante
    Mrc

  10. Marco, poni belle domande.
    Quelle che io non mi pongo affatto quando scrivo.
    L’incipit è nato pensando alla mia famiglia a quanto siamo d’appoggio l’uno per l’altro.
    Ed è nato così come lo vedi.
    L’immagine mentale che c’è dietro è una zattera, un salvagente, un canotto, e noi ad esso aggrappati e talvolta l’uno all’altro perchè quell’appoggio oggettivo non basta, il rischio (raschio) è di far annegare anche l’altro.
    La prima strofa è stata la base del resto nel quale ho cercato di descrivere il senso di annegamento, di deriva, falla ed ansia, di naufragio della barca.
    La chiusa è di speranza che ogni uragano passi e vada lontano.
    Ecco ho spiegato la poesia. Chiedevo se fosse piaciuta perchè, eccetto la prima strofa, le altre sono frutto di lavoro di molti giorni e neanch’io sono convinta del risultato.
    Quanto alla figura retorica che uso, di capovolgimento del rapporto verbo sostantivo o dell’ordine dei termini nasce anch’esso abbastanza spontaneo e forse vuole dire come tutto per me sia fuori posto, storto deviato, capovolto, a volte come nel caso della zattera tende ad esaltare un termine, la zattera appunto.
    Insomma Marco, una lunga risposta alla tua lunga domanda.

  11. schiocco altrettanto e non mi studiare troppo chè non sono ancora nelle antologie

    PS. Le rime le ho sempre considerate un modo banale e facile facile di fare poesia.
    Però poi ho cambiato idea, quando mi sono resa conto, non è la rima la mia ricerca ma la musica, il suono, il ritmo, il tempo. Io cerco di dare al mio poetare una precisa musicalità (alcuni cominciano a notarla ed apprezzarla) e cambio, limo tolgo aggiungo finchè quel che scrivo non la raggiunge. In questa poesia tre sono i punti deboli da questo punto di vista

    “corpo morto che trascina
    funi d’ansia all’ombelico”

    “Dal femore alla scapola
    la vertebra s’arrotola”

    “la rotta è senza meta
    la pellicola forata”

    Ben tre, troppi per i miei gusti.

    Talvolta, però, e sono le poesie più belle, le scrivo tutte d’un fiato.

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