Archivio per ottobre, 2006

Disgiunto

Posted in binari on ottobre 30, 2006 by alivento

Neanche un passo farò
oltre le tenebre avvolte
sul tronco proteso all’infinito
sul velo che negli occhi ho
costantemente un dito.
Non è un caso quando l’otre
in ventre gonfia e pesa
e si fa colmo invaso
e stringe l’ulna da scoppiare.

Essere umano umanamente pieno
essere di veleno.

La sacca contiene quel che riponi
i filtri tra i globi la cerniera
e dentro la feccia che risiede
nel bianco bulbo le cosce molli
sotto le suole dentro un lenzuolo

cade al suolo il cerchio di lamiera
sul corpo disgiunto piovono

gocce rosse di cera.

Marombra

Dea

Posted in binari on ottobre 26, 2006 by alivento

Con quanti sei stata diversi
con quanti mela morsicata
e la disdetta mania di arrivare
alle nuvole e l’Olimpo
che t’invasa la collana e
pende sulle guance di tristezza.
Ambra azzurra ambra straziata
dea dalla celeste veste
dea dai mondi lontani
raccogli di legacci neve ortensia
inebria di fragranze la sua tana
dacci una foglia vite sul torace
nascondi i peli delle ascelle
e l’alito arrostito alla cipolla
accoglici amorevole nel grembo
coccolàti di crema alla rugiada
consola le schiere d’assetati
la fame di molte bocche aperte
come uccelli pulcini dalle uova
aperte schiuse sulle ali rotte.


Marombra

Si, ancora la neve

Posted in binari on ottobre 25, 2006 by alivento
Ti piace essere venuto a questo mondo?”
Bamb.: Sì, perché c’è la STANDA”.


Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi… ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve, e fin l’ultima età
circondata da pini. Sic et simpliciter?
E perché si è – il mondo pinoso il mondo nevoso –
perché si è fatto bambucci-ucci, odore di cristianucci,
perché si è fatto noi, roba per noi?
E questo valere in persona ed ex-persona
un solo possibile ed ex-possibile?
Hölderlin: “siamo un segno senza significato”:
ma dove le due serie entrano in contatto?
Ma è vero? E che sarà di noi?
E tu perché, perché tu?
E perché e che fanno i grandi oggetti
e tutte le cose-cause
e il radiante e il radioso?
Il nucleo stellare
là in fondo alla curva di ghiaccio,
versi inventive calligrammi ricchezze, sì,
ma che sarà della neve dei pini
di quello che non sta e sta là, in fondo?
Non c’è noi eppure la neve si affisa a noi
e quello che scotta
e l’immancabilmente evaso o morto
evasa o morta.
Buona neve, buone ombre, glissate glissate.
Ma c’è chi non si stanca di riavviticchiarsi
graffignare sgranocchiare solleticare,
di scoiattolizzare le scene che abbiamo pronte,
non si stanca di riassestarsi
– l’ho, sempre, molto, saputo –
al luogo al bello al bel modulo
a cieli arcaici aciduli come slambròt cimbrici
al seminato d’immagini
all’ingorgo di tenebrelle e stelle edelweiss
al tutto ch’è tutto bianco tutto nobile:
e la volpazza di gran coda e l’autobus
quello rosso sul campo nevato.
Biancaneve biancosole biancume del mio vecchio io.
Ma presto i bambucci-ucci
vanno al grande magazzino
– ai piedi della grande selva –
dove c’è pappa bonissima e a maraviglia
per voi bimbi bambi con diritto
e programma di pappa, per tutti
ferocemente tutti, voi (sniff sniff
gran gnam yum yum slurp slurp:
perché sempre si continui l'”umbra fuimus fumo e fumetto”):
ma qui
ahi colorini più o meno truffaldini
plasmon nipiol auxol lustrine e figurine
più o meno truffaldine:
meglio là, sottomano nevata sottofelce nevata…
O luna, ormai,
e perfino magnolia e perfino
cometa di neve in afflusso, la neve.
Ma che sarà di noi?
Che sarà della neve, del giardino,
che sarà del libero arbitrio e del destino
e di chi ha perso nella neve il cammino
(e la neve saliva saliva – e lei moriva)?
E che si dice là nella vita?
E che messaggi ha la fonte di messaggi?
Ed esiste la fonte, o non sono
che io-tu-questi-quaggiù
questi cloffete clocchete ch ch
più che incomunicante scomunicato tutti scomunicati?
Eppure negli alti livelli
sopra il coma e il semicoma e il limine
si brusisce e si ronza e si cicala-ciàcola
– ancora – per una minima e semiminima
biscroma semibiscroma nanobiscroma
cose e cosine
scienze lingue e profezie
cronaca bianca nera azzurra
di stimoli anime e dèi,
libido e cupìdo e la loro
prestidigitazione finissima;
è così, scoiattoli afrori e fiordineve in frescura
e “acqua che devia
si dispera si scioglie s’allontana”
oltre il grande magazzino ai piedi della selva
dove i bambucci piluccano zizzole…
E le falci e le mezzelune e i martelli
e le croci e i designs-disegni
e la nube filata di zucchero che alla psiche ne vie?
E la tradizione tramanda tramanda fa passamano?
E l’avanguardia ha trovato, ha trovato?
E dove il fru-fruire dei fruitori
nel truogolo nel buio bugliolo nel disincanto,
dove, invece, l’entusiasmo l’empireirsi l’incanto?
Che si dice lassù nella vita,
là da quelle parti là in parte;
che si cova si sbuccia si spampana
in quel poco in quel fioco
dentro la nocciolina dentro la mandorletta?
E i mille dentini che la minano?
E il pino. E i pini-ini-ini per profili
e profili mai scissi mai cuciti
ini-ini a fianco davanti
dietro l’eterno l’esterno l’interno (il paesaggio)
dietro davanti da tutti i lati,
i pini come stanno, stanno bene?

Detto alla neve: “Non mi abbandonerai mai, vero?”

E una pinzetta, ora, una graffetta.

Andrea Zanzotto
da “La Beltà”

Questo messaggio

Posted in binari on ottobre 23, 2006 by alivento

Questo Messaggio vola
A Mani che non vedo –
Per il Suo amore – dolci
Fratelli – giudicateMi –
Voi con indulgenza.

Emily Dickinson

Ossimorico

Posted in binari on ottobre 20, 2006 by alivento

Ossimorico mandibolare
il vestibolo chiuso in ascolto
ho due dita e risolto
un ciarpame di carpa
cava in pinna caudale.
Se fossi sale e perdessi monete
dal sacco bucato se fosse
un’astrazione
se prendessi nel corpo un vespaio
di castrazione.
Lega l’albero le sue fronde e radici
leggi l’onda e l’anima astrusa
sàlvati dalle intemperie
racchiudi in un gesto teatrale
il dettaglio antefatto villano
la tragica congerie sacra
che inscena la nobile
veste

Marombra

Spesso il male di vivere

Posted in binari on ottobre 18, 2006 by alivento

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale

La conquista del mondo

Posted in binari on ottobre 15, 2006 by alivento

Prima di scoprire la poesia scrivevo in prosa e neanche tanto male in fondo, ed ero pure spiritosa, questo pezzo a dimostrare che, volendo, con l’ironia si può anche morire…dal ridere.

Avrete certamente sentito parlare di una peculiarità degli scarafaggi. Sono resistenti alle radiazioni. Immaginate che, a seguito di una ipotetica guerra nucleare globale, gli immondi insetti progrediti in intelligenza e dimensioni, divenissero padroni del globo e i pochi umani sopravvissuti avessero per sorte la schiavitù, oppure una vita sotterranea (ottimo soggetto per film horror fantascientifico con intento pacifista).
Provando, come molti, un autentico ribrezzo per le blatte, credo che già questa idea dovrebbe di per sé essere deterrente per conflitti atomici. Senza catastrofici eventi e senza resistenza degli umani, un’altra categoria d’insetti sta subdolamente conquistando il pianeta: le formiche.
Non c’è angolo del mondo che non sia invasa da queste bestioline.
Neanche le nostre case, specie d’estate sono rifugio sufficiente. Le ho provate tutte, dall’insetticida in polvere a quello liquido, allo spry, il talco, il sale, inondarle, pestarle sotto i piedi…alla fine… stanca mi sono arresa ed ho accettato l’armistizio.
A proposito di rimedi, se il nemico è in forze, sconsiglio vivamente di pestarle. Alcune muoiono schiacciate, ma le altre salendo rapidamente sul vostro piede, sulla gamba e via via invadendo il vostro corpo, anche al di sotto degli indumenti, vi farebbero fare la nota fine dei cattivi del Far West seppelliti nella sabbia in pasto alle formiche rosse.
Mi sono arresa dicevo, ed ormai con quelle famigerate procediamo di buon accordo in una sorta di vita simbiotica. Io le tollero sul pavimento di casa mia a raccogliere briciole ed altri piccoli residui di cibo, loro si astengono da invadere mobili e letti. Tutto sommato il patto mi sta bene, anche perché comprende l’impegno di farsi notare il meno possibile, di procedere ordinatamente in fila indiana, di evitare assembramenti. Ad ogni deroga puff spruzzata d’insetticida. E loro lo sanno, patti chiari amicizia lunga!
Il bello è che praticamente non hanno nemici. Perché non organizziamo la riscossa uomini e decidiamo in massa di allevare formichieri? Similmente a come coccoliamo i gatti per cacciare i topi. Non conosco le abitudini dei formichieri, cioè se è possibile addomesticarli, se sopporterebbero il guinzaglio, la cuccia per tana, se hanno buon carattere e si riproducono con facilità. Si accettano informazioni ed eventualmente proposte di avviare allevamento a scopo di lucro. Per il momento è fuor di dubbio che gli insettucci grazie all’acido formico che circola nel loro corpo non sono pasto gradito ad altri insetti o animali.
Dico non potrebbero far gola ai passerotti? Gli uccelletti avrebbero la pancia sempre piena, le coltivazioni di cereali prospererebbero felicemente, i coltivatori gongolerebbero. E’ impressionante poi la moltiplicazione che sta avvenendo sotto i nostri occhi C’è n’è di tutti i tipi, colori, misura, e, se qualcuno avesse il coraggio di assaggiare, sapori. Quelle nere, col capo lucido, gigantesche, che non si capisce se siano formiche o scarafaggi a dieta, quelle piccole rossicce, velocissime e voracissime che ti pungono e ti riducono un portatore di pustole, quelle formato medio, dotate di zampe lunghe ragniformi e… l’elenco potrebbe proseguire all’infinito. Hanno un coraggio da leone e sono forti (sollevano 10 volte il loro peso) più di Sansone, non hanno neanche capelli da poter rasare a zero, neanche un pelino!
Mi ricordo quand’ero piccolina che trovare un formicaio era un avvenimento. Noi bambini ci accoccolavamo, osservandole con attenzione, seguendo i percorsi, procurando bricioline e se per accidente (diciamo così), qualcuna finiva schiacciata le si faceva un funerale con tutti gli onori da eroe.
Niente di tutto ciò avviene oggi, i bambini vedono formiche dappertutto, ne sono stufi. Preferiscono farfalle, ragni, coccinelle ed al peggio persino gli abominevoli scarafaggi.
Altro ricordo della mia infanzia. La maestra ci diede per compito di trovare qualità della formica. Io, orgogliosa di usare una parola difficile, scrissi umile. La maestra depennò l’aggettivo. Io rimasi mortificata. Ancora oggi resto dell’idea che il termine allora fosse azzeccato. Umile era la formica che laboriosamente instancabilmente procurava provviste per la collettività. Umile poi perchè cammina rasoterra (l’etimo di umile è humus, terreno appunto).La formica mica vola! Volete che un insetto cosi non fosse anche umile? Allora era umile ma oggi, oggi non è più così. Te le ritrovi persino nelle mutande. Non fai in tempo a posare la roba del pic nic, che già è tutta un formicaio, non c’è sacchetto della spazzatura che non sia in loro balia. Umile proprio non va, piuttosto: invadenti, prorompenti, brulicanti, penetranti, insopportabili, persino protagoniste di successi cinematografici l’hanno fatte ( A bug’s life, Zeta la formica) ed allora tiè ecco a Voi le grandi star immortalate nella foto mentre si accaparrano una mollichina.


dal mio primo blog “Parole al Vento”
29.8.2003