Atto laico di dolore

La mia cultura è poco e la mente fioca
non ho conosciuto regole e leggi e nessuno
dell’ordine dell’universo mi ha insegnato
ad amare la sua natura grande
e umile. Ho offeso con la mia stupidità
la legge della vita, l’infinita innocenza
della sua crudeltà. Adesso ho un cuore nobile
ma la mia carne è pietra.

Beppe Salvia

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17 Risposte to “Atto laico di dolore”

  1. Anonymous Says:

    for the greater good of god

    buona giornata a tutti!

    VP

    p.s.
    sono già proiettato oltre per cui non ho bisogno di addolorarmi con atti laici e non

  2. golfedombre Says:

    comincia scoprire autori dimenticati (ma non troppo, oggi)?

  3. Viaggio metropolitano

    Aggancio sinergico di vagoni dipinti
    Recanti scampoli di vite vissute
    Turbolenze si propagano in vortici
    Ululanti che trascinano cartacce
    Rutilanti pezzi di riviste ormai scadute

    Blasfemo interloquire di messaggi
    Lucide intersezioni di binari infiniti
    Oppressi dall’inconsistenza del divenire
    Recanti arrancanti viaggiatori delusi
    Dall’imponderabile leggerezza dell’essere.

  4. StaDIO

    Intonsi rotoli di carta vellutata
    Sobbalzano sull’erba del prato
    Orde di barbari in preda a malattia
    Lamentano il dissenso degli Dei
    Aria fumosa spande lacrime intorno
    Disperse grida sobbalzano dal fondo
    Ingiurie piovono dall’alto dei bastioni
    Arroganti eroi dai muscoli di cristallo
    Rincorrono l’oggetto del desiderio
    Torvi condottieri studiano strategie
    Ululano ordini ai loro palafrenieri
    Ritmi tribali segnano le azioni
    Occhi ansiosi di scorgere la meta.

  5. alivento Says:

    VP perchè non ci rendi partecipi delle tue proiezioni? Non puoi lasciarci così a sbavare di curiosità!

    Stefano, tanto dimenticato questo non è, un buon metro di non dimenticanza è trovarlo su wikipedia (ogni tanto mi chiedo, nobel a parte, se almeno a wikipedia ci arriverò, magari citata come amica tua o di anto :D)
    La cosa che mi colpisce ogni volta è scoprire quanti poeti di versi profondamente dolorosi (come questi) siano morti suidici. Sembra quasi una predestinazione, un canto del cigno, un vomitare l’anima e poi lasciare questa terra, trasposto ormai lo spirito tutto intero e afflitto nelle piaghe delle parole.
    Questa scoperta in me genera turbamento mi sembra la prova, come peraltro molti prima di qui mi hanno detto, che la poesia non è la salvezza, per alcuni al contrario può rappresentare un viaggio di non ritorno. L’imprimatur della sofferenza esposta è appunto il privarsi della vita che non dà loro neanche la certezza di non essere dimenticati. Probabilmente ai poeti morti suicidi il fatto che poi fossero o meno ricordati non importava affatto, probabilmente avevano pienamente compreso la infinitesima importanza di qualunque vita.

    Artur, ti leggo in vena poetica. Un viaggio recente? Sei andato all’olimpico?

  6. Fra cento anni ci incontreremo sul Parnaso.
    IO sono quello che sta leggendo i fondi del caffè vicino alla fontana dei quattro cavalieri dell’apocalisse.

  7. MI fa piacere che hai riportato il riferimento a Beppe Salvia che ho anche trascritto sulla mia Isola (quella principale, non il blog).

    Le poesie scritte nascondono un semplice segreto.

  8. Musa metallurgica

    Accanita ricerca semantica
    Lega la volontà del divenire.
    Impari l’arte dei componimenti
    Versando leghe metalliche
    Entro i confini dell’io nascosto.
    Nessuna concessione attenua
    Turbamenti che esaltano rime
    Occultate dietro mura di ottone.

  9. I poeti suicidi sono pienamente in linea con le statistiche.

    Forse se ne parla e sembrano tanti perchè son poeti e, a mio parere, l’esserlo ha procastinato il loro appuntamento finchè non hanno avuto qualcosa, per loro, importante da dire.

    Far poesie distoglie dalla morte proprio perchè la si affronta, come del resto si affrontano tante altre cose.

  10. golfedombre Says:

    far poesie e siucidarsi, come dice artur, sono due cose differenti. e comunque la poesia non salva un bel niente: a volte nemmeno la lingua italiana:-))))

  11. anche la mia
    mamma
    la coltiva
    sul balcone
    la salvia

    si salvi
    chi può

    c

  12. alivento Says:

    In che senso sono pienamente in linea con le statistiche, Artur?
    Le statistiche dicono che la professione a più alta mortalità è quella di barista. Mah
    Il riferimento del link intendi? Quello l’ho trovato su internet con i motori di ricerca.

    Dunque Stefano non trovi che ci sia un’alta percentuale di poeti suicidi?

  13. alivento Says:

    Luciooooo. Che salvia mi combini?!
    :DD

  14. Di Poeti suicidi ce ne sono diversi ma se calcoliamo la percentuale di suicidi in tutti i mestieri o professioni non è che fra i poeti si nascondano più suicidi di altre categorie.
    Il fatto è che fanno più notizia di ingegneri suicidi o di pizzaioli suicidi.
    Sulle motivazioni, poi, potremmo dire che si nascondono nelle pieghe del vissuto di ciascuno, nella formazione intellettuale e anche in una tara genetica che predispone al suicidio stesso.
    Nè più e nè meno le stesse cause che sono alla base di qualsiasi suicidio.

    Hai scoperto il segreto delle poesie?

  15. alivento Says:

    No Artur, desidero che sia tu a rivelarmelo, a meno che il segreto non stia nel fatto stesso che sono scritte, dunque tramandabili, diffondibili, leggibili e rileggibili. In questo senso ancor meglio se fossero stampate.
    Quale affidabilità in tal senso ha il web secondo te?

  16. alivento Says:

    Ed infine ecco per te la mia risposta poetica all’arcobaleno dell’attenzione.

    Così fu un pugnale
    che aprì il varco
    e lo squarcio.
    Così nacquero parole
    ovvie per molti versi
    ingnote.
    Nel petto nudo l’incendio
    nell’ileo il bisturi tremendo
    che scava l’ordine
    fino in fondo che rivolta
    le zolle.
    Astro nascente e puro
    gola calda diletta
    sia la tua voce alba
    sia questa strada
    sopraelevata alta.

  17. Furono giorni lunghi e felici
    Insidiati dalla troppa gelosia
    Nati da uno scoppio del cuore
    E resi importanti da una finta sensazione
    Di eternità che è dolce illusione
    In ogni storia di impetuosa passione.
    Un sassolino si insinuò nella scarpa
    Nodi vennero al pettine ad uno ad uno
    Amare calunnie fecero marcire frutti maturi
    Mordendo i quali si deliziavano gli amanti
    Ora tutto è nascosto dalla nebbia del dubbio
    Ridono i folletti che fanno contorno al rimpianto.
    Erinni banchettano sul catafalco dell’Amore.

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