Dea

Con quanti sei stata diversi
con quanti mela morsicata
e la disdetta mania di arrivare
alle nuvole e l’Olimpo
che t’invasa la collana e
pende sulle guance di tristezza.
Ambra azzurra ambra straziata
dea dalla celeste veste
dea dai mondi lontani
raccogli di legacci neve ortensia
inebria di fragranze la sua tana
dacci una foglia vite sul torace
nascondi i peli delle ascelle
e l’alito arrostito alla cipolla
accoglici amorevole nel grembo
coccolàti di crema alla rugiada
consola le schiere d’assetati
la fame di molte bocche aperte
come uccelli pulcini dalle uova
aperte schiuse sulle ali rotte.


Marombra

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14 Risposte to “Dea”

  1. lo che la cipolla non è molto lirica ma in poesia che effetto fa? indigesto? 🙂

  2. Anonymous Says:

    la cipolla sta bene ovunque secondo me. 😀

    VP

  3. golfedombre Says:

    anche i peli sulle ascelle non sono il massimo del poetico, però qui bilanciano le vette dell’Olimpo.

    gli ultimi tre versi sono perfetti (se non fosse quell'”ali” che svela troppo)

  4. VP rido con te, lieta di non aver scandalizzato nessuno con l’andamento elettrocardiografico di questa composizione.
    Vette astronomiche e tonfi di classe in dimensioni corporali.

    Stefano sono preoccupata, è la prima volta che scrivi perfetto riferito a qualcosa che mi riguardi.
    L’ali svela troppo 🙂 il sorriso della gioconda.

    bacioni a entrambi

  5. Il mio primo commento in verità conteneva implicitamente una domanda: il verso dove c’è la cipolla vi sembra da cambiare?

    I peli delle ascelle non posso toglierli, Stefano, devono restare, per quanto mi diano da pensare.

    Una volta quando si nominavano parti del corpo si usava dire “con rispetto parlando”, a quel tempo una poesia così sarebbe stata scandalosa?

  6. golfedombre Says:

    anche adesso lo è (per un animo gentile come il mio 🙂

  7. Mamma mia.
    siamo nella tana dell’Arpia?
    dati in pasto ai suoi pargoletti
    che hanno preso dalla madre solo i difetti?
    Io mi vestirò di scaglie d’oro
    mi armerò con le frecce dell’Olimpo
    e farò strage di mostri iniqui e strani
    che attentano la ragione degli umani.

  8. Infatti Stefano, lo è. 😦
    :*)

    Artur nè arpia, nè vergine, nè santa: dea appunto 😉

  9. Maria Antonietta quando chiese perchè il popolo protestasse e le fu riferito che mancava il pane disse stupita “Perchè non date loro delle brioches?”
    L’Inconsapevolezza, cioè la completa ignoranza di una esigenza che è avulsa dalla nostra realtà ci fa dire ed agire in maniera non tanto differente dalla sfortunata regina.
    Certamente su cose ed occasioni diverse ma che, andando ad approfondirle, nè più e nè meno ricalcano lo stesso tipo di ragionamento.

    Tutto questo cappello per dire che la Dea, per sua specifica condizione, come ci dimostra l’intera letteratura classica, é soggetta allo stesso tipo di errore che in fondo è l’errore classico dell’essere umano.

    Solo in un secondo momento viene introdotta una componente nuova che analizza l’umanità rendendosi partecipe delle sue esigenze globali senza peraltro ignorare quelle specifiche di ogni essere umano.

    Da qui le basi etiche di uno stato democratico e i percorsi virtuosi delle Religioni monoteiste.
    Insomma un luogo consapevole dove cecità ed egoismo sono banditi.
    Tutto il resto è pampuglia.

  10. Conoscevo l’episodio che citi Artur, solo che M. A. è regina, non dea e, nel caso, si dimostra anche fallibile, insufficiente e intempestiva.

  11. e va bè e che c’entra?
    Il mio era un esempio per continuare il discorso con la dea. (che non è il centro antidroga)

  12. C’entra che la dea è essere superiore e trascedente la regina è essere terreno e potente.
    non c’entra appunto.

    Questa poesia, o pseudotale, non la spiego per niente Artur, nè do chiavi di lettura, nè suggerimenti.
    Quella sconsiderata” della mia amica Anto, l’ha mandata a scuola di poesia da sannelli, lascio quindi a colui che è considerato tra i migliori (se non il migliore) di trarne l’essenza.

    Non l’avrei spiegata in ogni caso, ma la scusa è ottima 😉

  13. Ci sei rimasto male Artur? 🙂
    su su che le poesie spiegate perdono enormente il loro fascino;
    ad esempio alcuni qui hanno visto un richiamo alla madre nutrice che nelle mie intenzioni originarie non c’era, eppure le bocche aperte dei pulcini devo ammettere che sono un’immagine pertinentissima.

    Sull’idea della dea e del divino posso dirti ad esempio che a me suggeriscono sempre i richiami al concetto di assoluto (cioè libero da vincoli) e di sacer (cioè intoccabile), a te invece evidentemente del potere e della regalità, ma quelli sono concetti secolari ben diversi e distinti, tant’è che in molte forme di monarchia s’è cercato di coniugare il divino al potere supremo temporale ma è qualcosa che con la maturazione della società non poteva che tramontare.

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