Disgiunto

Neanche un passo farò
oltre le tenebre avvolte
sul tronco proteso all’infinito
sul velo che negli occhi ho
costantemente un dito.
Non è un caso quando l’otre
in ventre gonfia e pesa
e si fa colmo invaso
e stringe l’ulna da scoppiare.

Essere umano umanamente pieno
essere di veleno.

La sacca contiene quel che riponi
i filtri tra i globi la cerniera
e dentro la feccia che risiede
nel bianco bulbo le cosce molli
sotto le suole dentro un lenzuolo

cade al suolo il cerchio di lamiera
sul corpo disgiunto piovono

gocce rosse di cera.

Marombra

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20 Risposte to “Disgiunto”

  1. “sul velo che negli occhi ho
    costantemente un dito.”

    non l’ho capita sintatticamente.

    l’ulna è un osso del braccio e non so come l’otre in ventre lo possa stringere da scoppiare.

    “Essere umano umanamente pieno
    essere di veleno.” ????

    cosce molli sotto le suole?

    semmai “sopra”

    il finale è un po’ caotico.

    Perchè ci deve essere un’esasperata ricerca della metafora quando quest’ultima non riesce a suscitare alcun’immagine concreta volta a definire un preciso concetto?

    Sta poesia non mi piace.

  2. golfedombre Says:

    concordo con artur. prova a riflettere sul discorso che lui fa della merafora.

  3. Anonymous Says:

    un disfarsi direi.
    le merafore non le capisco comunque.
    buon proseguimento a tutti! 😉

    VP

  4. Non fare il poeta
    se non hai macerato la tua tristezza
    in grigie stanze in affitto,
    tra lacrime, bottiglie vuote, canarini muti e stufe spente.
    Non fare il poeta
    se non ti sei gettato tra le braccia della morte
    corteggiandola per non morire.
    Non scrivere versi
    se il salso del tuo sangue non ti ha richiesto lune rovinose,
    botte da orbi, candelabri accesi su pianoforti in riva al
    mare in tempesta,
    scale piene di polvere in città viola e amaranto,
    scale salite senza un soldo per il pane del giorno,
    scale salite senza un uomo per l’amore della notte.
    Non scrivere poesie
    se non sei entrato nelle case di lamiera
    piene di bellissimi visi bruni, e topi di fogna, e lebbrosi, e
    tè alla menta.
    Fai un figlio, prenditi un amante,
    cerca la gloria dei pulpiti, sogna l’immortalità,
    comprati un cavallo, cura il tuo ego.
    Ciò che ti sfugge, non l’hai mai vissuto, fratello:
    ci vuol coraggio a stare in bilico sul baratro per anni
    senza nulla possedere , se non la brutale bellezza dei paria.
    Belli i tuoi cieli inviolati, le farfalle, le foreste incantate,
    le tue donne irreali, senza ossa, carne, mattine amare,
    belli i tuoi slanci del cuore,
    ma non si può scriver di passione seduti in poltrona
    cercando compiaciuti il verso giusto.
    La poesia strappa il cuore, fratello,
    e se il tuo cuore è intero, non fare il poeta.
    Comincia a vivere, esci in giardino
    strappati la camicia e pianta il tuo primo fiore:
    sarà la tua poesia
    più bella.

  5. Anonymous Says:

    awake
    choose the day
    choose the night

    VP

  6. si, la parte finale devo rivederla da “come indecente ecc ecc”
    ma l’inizio quando l’ho letto, adesso, prima di leggere i vostri commenti giuro ho pensato: dio come sono brava! 😉
    😀
    vedo che una poesia mancata (ad avviso di Artur e Stefano) suscita più commenti di una bella (sempre a gusto di chi legge) ne devo scrivere di peggiori?

    “sul velo che negli occhi ho
    (negli occhi ho) costantemente un dito”

    come si chiama questa operazione Artur?

    “nel bianco bulbo (nel)le cosce molli
    sotto le suole dentro un lenzuolo”
    indicano tutti un luogo, quello dove la feccia risiede

    Il resto lo rivedrò, forse, tutto quello che viene prima di quest’ultima frase che ho citata, per ora, resta così.

    Però si accettano proposte di modifica 🙂

    PS: la poesia è frutto di una incazzatura, una delle tante, non mi ricordo neppure più quale e con chi…però se mi concentro mi torna in mente. V’interessa?

  7. il velo che ho negli occhi rende offuscata la mia visione

    il dito negli occhi mi fa male e non mi fa vedere esso stesso

  8. Otre è un sacco di pelle
    il ventre è un sacco di carne
    potevo dire utero che è un sacco virtuale ma non suonava all’orecchio che è parte del corpo come l’ulna, mai manchi il richiamo all’elemento corporale, chè di carne siamo fatti e di ossa.
    “Colmo invaso” è “colmo in vaso”
    stringe l’ulna=l’urna
    Hai presente quando s’insaccano collere e rabbia, rabbia e collere? Mai successo? Forse per questo non penseresti di dirlo così Artur.

  9. Poesia spiegata
    poesia ammazzata

  10. su questo sono d’accordo! dunque, Artur, visto che hai letto cancello, perchè in fondo le poesie non vanno spiegate e la poesia resta così viva e morta per sempre

  11. anzi non cancello, così è solo morta per sempre

  12. Ah dimenticavo, tutto quel che ho detto serve a spiegare solo questo:

    “sul velo che negli occhi ho
    costantemente un dito.
    Non è un caso quando l’otre
    in ventre gonfia e pesa
    e si fa colmo invaso
    e stringe l’ulna da scoppiare.”

    e non riguarda invece altro

  13. 😛

  14. Anonymous Says:

    “Essere umano umanamente pieno
    essere di veleno”
    Tu??? Forse in quell’attimo d’ira, ma poi non credo.
    Hai una certa attrazione per i termini scientifici, ed una particolare predilezione per l’anatomia, comincio a pensare che tu sia un medico… questo non sarebbe spiacevole dal momento che io sono perdutamente ipocondriaco :)_ (sorriso con termometro)

    narrando

  15. Antonio, il primo sorriso.

    Il verso che citi sebbeno non dolce, non gentile, non aulico, nè lirico io trovo che sia perfetto

    “Essere umano umanamente pieno
    essere di veleno”
    non sono io, è l’altro, ma certo io come l’altro, questo non lo dimentico mai.

    PS. non sono un medico ma mi sarebbe piaciuto diventarlo

  16. Peccato! Il mio medico, avaro di parole comesi addice a chi deve serbare confidenze, è un omone baffuto al quale ricorro in casi di massima urgenza (37.1°), però non ho la sfrontatezza d’assillarlo con le mie fisime, a te invece avrei inviato dettagliati resoconti delle mie ipocondrie (… e alivento pensò “Ih, che fortuna!?!)
    Come sono diventato faceto!

  17. A me invece non sarebbe piaciuto essere un medico, il sangue altrui m’impressiona molto, il mio moltissimo (è fatto per circolare dentro non fuori, e poi che sono io, una fontanella?!?).
    Forse mi sarei potuto dedicare alla ricerca… delle infermiere 😛
    Va bè stasera sono proprio da biasimare, ciao, ciao e buona notte 🙂

  18. Il sangue è tra le cose che fanno impressione per “orrore ancestrale”, proprio per la ragione che dici tu, deve scorrere dentro il contenitore come linfa di vita, non fuori.
    Non so se l’hai notato, l’uso poco nelle poesie, (come del resto la parola morte e anche vento) perchè la ritengo parola forte da usare per segnare fortemente qualcosa che esprima, dolore profondo, morte e soprattutto orrore. A me il sangue in sè e per sè non fa orrore …certo dipende probabilmente dalla quantità in circolazione, o meglio, fuori circolazione.
    In versione loquace dai un senso d’allegria, secondo me tu (e Voc) stasera hai (avete) provato uno dei vostri pregiati vini. 😉

  19. Il sangue è un tabù visivo, segnale d’immediata allerta.
    E’ vero, oltre che bello come un dio pagano 😕 (e chi ci crede???), sono un simpatico (questa magari!?!).
    Voc l’ho visto stamane di sfuggita, dopo lunga latitanza, se va bene, domani sera provvederemo ad avvinazzarci (arriviamo a stento a due bicchieri a testa, che poi ci danno alla testa).
    Pre-ebbri saluti, e dionisiaci auguri per un fine settimana d’allegria, e lieti sorrisi.

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