La vita sognata

Chi mi parla non sa
che io ho vissuto un’altra vita –
come chi dica
una
fiaba
o una parabola santa.

Perchè tu eri

la purità mia,
tu cui un’onda bianca
di tristezza cadeva sul volto
se ti chiamavano col labbra impure,
tu cui le lacrime dolci
correvano nel profondo degli occhi
se guardavano in alto –
e così ti parevo più bella.

O velo

tu della mia giovinezza,
mia veste chiara,
verità svanita – o nodo
lucente – di tutta una vita
che fu sognata – forse –

oh, per averti sognata,

mia vita cara,
benedico i giorni che restano –
il ramo morto dei giorni che restano,
che servono
per piangere te.

Antonia Pozzi
25 settembre 1933

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7 Risposte to “La vita sognata”

  1. “Perchè la poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto
    il dolore che ci spumeggia e ci rimbalza nell’anima e di placarlo,
    di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte,
    così come sfociano i fiumi nella celeste vastità del mare”.

    Antonia Pozzi

  2. Quanti commenti che trovo stasera…si direbbe che mi avete molto pensata.
    Mi consolo quindi con il capolavoro di Antonia Pozzi che, è vero, in rete si trova facilmente, (compreso il blog di Vocativo, dove l’ho letto la prima volta) ma davvero non poteva mancare qui sul mio, come non poteva mancare la citazione della poetessa Antonia Pozzi sulla funzione della poesia, per quanto la definizione non sia completa, esaustiva e riconosciuta, essa è nondimeno così bella e, per certa parte della nostra storia umana indivuale/comune, ricorrente, condivisa, così vera e maestosa nella sua profonda, silenziosa grandiosità…

  3. .. “la poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare.
    La poesia è una catarsi del dolore, come l’immensità della morte è una catarsi della vita….
    Per chi ai suoi giorni non vede più che un colore di tramonto e sente, attraverso il suo cielo, salire l’estremo pallore; per chi ancora beve, con occhi allucinati, l’incanto delle cose, ma non sa, non può…tradurlo più in parole, ah, Tullio, è come rivivere trovare un’anima giovane che sprigiona il nostro stesso canto inespresso…
    (11-1-33),

    …………………….

    “ Io ho tanto sofferto…
    Dentro me è tutto un giardino di fiori morti, d’alberi uccisi:e i fiori morti mi fanno vigile e triste come una vecchia mamma presso la tomba del suo unico bimbo.
    Eppure, mi creda: se un raggio di sole, tra la nebbia, può ancora farsi strada, esso nasce là dove io sento che il mio cuore ha toccato un altro cuore, che l’ora greve è stata da me ad un’altra vita..
    Ed anche nasce là dove riesco ad evocare con occhi intenti l’anima delle cose ed a far sì che le cose versino il loro pianto intorno e sopra il mio stesso dolore.(29-1-33)…

    …Io scesi molto in basso e traversai tanta palude: e mentre pensavo ai nuovi problemi di cui ignoravo fin lì l’esistenza (la società, la politica, l’individualismo ed il collettivismo) perdevo il mio vero essere, il tono e l’equilibrio della mia personalità: crollato il regno dei sogni e delle poesie, dimenticato il mondo dove si parla di sempre e di mai dove si commisura all’eterno il valore di ogni atto compiuto….
    Ma ora voglio tornare sulle alte rupi, dissetare alle sorgenti la bocca in cui è rimasto tanto amaro: la mia nuova salita spirituale è cominciata … (8-maggio ’34)

  4. PRESAGIO

    Esita l’ultima luce
    fra le dita congiunte dei pioppi
    L’ombra trema di freddo e d’attesa
    dietro di noi
    e lenta muove intorno la braccia
    per farci più soli.

    Cade l’ultima luce
    sulle chiome dei tigli-
    In cielo le dita dei pioppi
    s’inanellano di stelle.

    Qualcosa dal cielo discende
    verso l’ombra che trema-
    Qualcosa passa
    nella tenebra nostra
    come un biancore-
    forse qualcosa che ancora non è
    forse qualcuno che sarà
    domani-
    forse una creatura
    del nostro pianto

  5. Anonymous Says:

    blue, blue
    electric blue
    questo è il colore dell mia stanza

    ho sonno e freddo

    buona giornata a tutti!

    VP

  6. VP, il blu è un colore da non vampiro, ma fa pensare al ghiaccio.
    Antonia Pozzi è una poetessa che trasmette una tristezza infinita. Come ho cercato di spiegare sopra c’è sempre un momento, un motivo della vita e nella vita, (si spera, ci si augura il più breve possibile), in cui ci si specchia in questa stessa profonda tristezza.

  7. Artur, vedo che la Pozzi ti fa spumeggiare nuovamente le tue (sue più che altro) parole.

    Ben ritornato! ti sei ripreso dal trauma provocato dalla lettura delle mie due precedenti poesie?

    Io ancora no.

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