Idro

Penso che ogni tanto la parola
perda i sensi
si sfinisca di suonare
il proprio oscuro suono
svenga di vergogna
o d’abbandono
penso che inciampi
e cada al suolo
e i piedi sopra a pestarla
passando e ripassando
come ferro stoffa stiro
come gomme gonfie nere
il gatto morto sulla strada
fino a quando sia corteccia
carcassa buco piatta
colla dura sull’asfalto
si disfaccia e poi si faccia
polvere dispersa
nell’aria in terra e vento
atomo d’idrogeno
nell’acqua.

Marombra

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10 Risposte to “Idro”

  1. Certo la parola ha bisogno di essere urlata.
    Spesso è dimenticata, sottintesa, dispersa, nascosta, inascoltata.
    Ma essa è lì, pronta alla riscoperta.
    Oppure ci sarà sempre qualcuno che la reinventerà e tornerà ad urlarla.
    Anche dopo secoli di oblio.

    Come tutte le cose ovvie spesso non le diamo la dovuta importanza e ci accorgiamo dellla sua imprescindibile necessità solo quando manca.

    Bella poesia anche se non sono daccordo sul disfacersi della parola.

  2. Anonymous Says:

    L’acqua è fonte di vita.

    VP

  3. Sono proprio stonato.

    disfarsi

  4. è quando non scrivo niente che succede quel che scrivo qui, è quando leggo parole parole parole d’altri e non le capisco più, non mi dicono più niente, solo vuote parole senza senso.
    E’ quando penso perchè scrivo e per chi? Quando sento che tutto è già stato detto, quando manca il coraggio di dire ancora qualcosa di uguale o diverso, d’altro o lo stesso. Quando lascerei tutto metterei punto qui adesso. Ecco che la parola è offesa, pressata al calore, stirata uccisa abbandonata, calpestata, arrotata da penumatici e ridotta a una sfoglia/poltiglia sottile che si sfalda e si perde nell’aria, nell’acqua e poi il ciclo ricomincia.
    Come dice VP, nell’acqua la parola ritorna a nuova vita.

  5. Certo che disfacersi rende di più quel senso di putrefazione della parola.:-)

    la Palude

    Quando scavarono nella palude ormai asciutta rinvennero strati e strati di uno strano composto eterogeneo di difficile identificazione.
    Dopo molti carotaggi, volti a definire la profondità della palude stessa, fu chiaro che quel composto era presente sin da quando, nella notte dei tempi, la palude si era formata dallo scioglimento dei ghiacci dell’ultima era glaciale.
    Certo la vera palude era nata in tempi ben più recenti ma le indagini dicevano chiaramente che un lago primigenio, non eccessivamente profondo, da sempre aveva caratterizzato quella zona creando un ambiente adatto al sostentamento di una miriade di specie animali postglaciali diventando così anche un prezioso habitat per la specie umana.
    Dapprima terreno di caccia, poi sede stanziale, come dimostravano i resti di alcuni villaggi palafitticoli, infine sede di veri e propri villaggi abitati da popolazioni dedite all’agricoltura e alla pesca.
    Poi, pian piano, l’interramento del lago dovuto alle consistenti sabbie trascinate a valle dai fiumi in piena e un progressivo innalzamento orogenetico dovuto all’azione di fenomeni vulcanici profondi, sempre presenti in zone dove si erano create nuove montagne, trasformarono la zona in palude, rendedola malsana per gli abitanti che generazione dopo generazione abbandonarono quelle terre per andare a stabilirsi altrove.
    Di tutto cio resta oggi la muta storia fatta di tanti piccoli ritrovamenti che mostrano la semplice vita condotta da quei nostri antenati.
    E resta quello strano composto che nessuno è riuscito ad identificare.
    L’ipotesi più strana e stupefacente è stata fatta recentemente.
    Si pensa che quel composto sia una sorta di concentrato di parole disfatte.
    Se si riuscisse ad invertire il processo che ha portato alla sua creazione prenderebbero vita i discorsi, i canti, i racconti di centinaia di generazioni passate.
    Potremmo udire le grida dei bimbi che si tuffano nell’acqua in estate, le ninne nanne cantate dalle madri ai loro piccoli, i richiami dei cacciatori, le grida d’agonia dei morti uccisi in battaglia, le nenie cantate dai cantastorie che raccontano gli avvenimenti accaduti negli anni alla tribù, le parole d’amore degli innamorati, i discorsi dei capi, i litigi, le invocazioni agli dei nei momenti di sconforto.
    Tutto cio darebbe spessore e vita ad un mondo ormai morto e sarebbe di vitale importanza per rinsaldare quel percorso che ci lega ai nostri progenitori.
    Riusciremmo forse a comprendere, una buona volta, quali siano le cose davvero importanti per vivere in armonia.
    Ma tutto cio è solo un’ipotesi fantasiosa e strana.
    Tuttavia finchè quel composto non sarà identificato è e sarà una ipotesi da non cestinare.

  6. ma l’atomo d’idrogeno non è disperso nell’acqua, è saldamente ancorato ai suoi due amici, per separarli devi sottoporre l’acqua ad elettrolisi con una differenza di potenziale minima di 1.23V (aggiungendo sale da cucina e qualche volt in più, acceleri di molto il processo, ma non dirlo a nessuno!!!) 😉

  7. Ecco Artur, il tuo racconto mi sembra ideale complemento in prosa di quanto io ho espresso, CON MIRABILE SINTESI :P, in poesia.

    Antonio, come dici bene, se non ci fossimo io mammete e tu, qui potrei tranquillamente chiudere bottega. Se resisto non è “per legati e prestiti”,è perchè aspetto che il ciclo ricominci e perchè nell’acqua c’è l’ossigeno, ben legato e resistente all’elettrolisi.

  8. non so per il numero di frequentazioni, ma per la qualità (escludendo me) siamo a livelli alti, sarà che i simili s’attraggono, altro che menzognera elettrostatica!

  9. ma per la qualità (escludendo me) siamo a livelli alti

    ma come può un ingegnere sbagliare così tanto? qui la qualità la eleviamo tutti, tu specialmente.
    Ho capito, era per sentirtelo dire 😉 Vanitoso!

  10. vanitoso?… sono una barbuta sciantosa 🙂

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