Ritorno ai fiori

Ci sono fiori pochi
e rombi in lunghi gambi
flessi nei colori
le poche cose dette
i papaveri le essenze
la tanta grazia umana
che trascende
cieli e mondi
l’azzurra trasparenza
che dà senso celeste
ai petali nascosti
del piacere.
Che bisogno di respiro
nei polmoni rosi
a pezzi di rottami
fuori marci scarti
di viole e morsi rossi
rutilanti a getto cocci
dalla bocca di saetta
nel rigurgito verdastro
denti grossi e seghe
la lingua intinta
nel miele dolcissimo
d’aceto.


Marombra

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14 Risposte to “Ritorno ai fiori”

  1. in premessa, questa poesia a me piace e difficilmente mi convincerete a cambiare anche una sola virgola 😉

  2. Anonymous Says:

    infatti, volevo scriverti che una poesia così ci sta anche nel mio blog 🙂

    /però, se proprio volessi rompere le scatole: c’è un tic linguistico che diventa meccanica applicata: petali…del piacere, pezzi di rottami, bocca di saetta, miele… d’aceto.

    in generale, la seconda parte delle tue poesie non riesce ad essere all’altezza della prima, anche se in questa hai quasi fatto il miracolo.

    gugl

  3. perfetta!

  4. Anonymous Says:

    ciao Swan, augurissimi!
    Ma con “perfetta” volevi dirmi qualcosa? :-))))

  5. Anonymous Says:

    “difficilmente mi convincerete a cambiare anche una sola virgola”

    peccato! io le virgole addirittura le eminilerei tutte. 😀

    un saluto!

  6. per sopra.
    ero io. ;-(

  7. alivento Says:

    ma dai Stefano, non puoi dire che nel tuo blog sta bene solo questa, ce ne sono almeno altre sei, sette…otto…nove…dieci..ecc…ecc…;)
    la meccanica applicata è frutto della mia vocazione ingegneristica tarpata. 😉
    la seconda parte delle mie poesie nasce come studio sviluppo della prima, la prima in genere è il getto spontaneo di polla sorgiva, quando riesco a mantenere il flusso (la tensione, la pressione) a sufficienza nascono le migliori poesie. Una faccenda di delfini tra le ciglia insomma.

    grazie per il perfetta Swan, è un aggettivo che mi manda letteralmente in brodo di giuggiole.

    VP, ti avrei riconosciuto tra mille. 😀

  8. Anonymous Says:

    lo studio-sviluppo è pericoloso perché mette in moto la ragione, il calcolo. ci vuole lo studio-istinto, l’orecchio pensante.

    ciao
    gugl

  9. alivento Says:

    infatti Stefano, è per quello che certe mie si perdono nella seconda parte, sopravviene la ragione, la ragione in poesia non serve, non mi sembra sia una scienza esatta ed è anche il motivo per cui le più belle sono quelle che nascono complete e non mancano di niente, perfette in sè, almeno per me.
    bella questa scuola di poesia :)))
    grazie

  10. Anonymous Says:

    bella tu

  11. alivento, non separiamo troppo ragione e poesia, non dimentichiamo che per secoli la poesia fu legata a schemi metrici, quasi matematici (non a caso spesso poesia e musica si accompagnevano), pur non essendo priva di ingenium. ars+ingenium=genio, ad esempio Dante! anche i romantici, che tanto esaltavano il genio naturale, poi non erano coerenti… di contro sono esistite posizioni fin troppo contrarie, dal labor limae di callimaco al tecnicismo modernista… insomma anche tu rivedi i tuoi testi e li migliori e questa è un’operazione razionale!
    ps interessante notare come il simbolo dell’ingenium classico fosse pindaro, che scriveva su commissione! insomma il momento d’ispirazione, lo ‘spot of time’ per dirla con wordsworth, può darti lo spunto iniziale, poi è la ragione che lavora, anche andando contro la logica!
    pps comunque può darsi che stiamo dicendo cose più simili di quanto possa sembrare…
    ppps in ogni caso non sto dicendo che la mia opinione sia migliore…
    pppps ok, forse volevo solo chiacchierare…
    ppppps dimenticavo: bella poesia!
    pppppps pensi che abbia esagerato con i ps?

  12. alivento Says:

    hapax, perchè mai dovrebbe dispiacermi che tu fai un lungo commento? se hai voglia di chiacchierare è perchè sai che ciò che dici non cade nel vuoto, trova chi lo raccoglie e svolge.
    Io la penso come dici tu, anzi, per essere più precisi, come ho detto a Pecco da Swan, la poesia nasce nell’attimo giusto di ispirazione, esce fuori gorgogliando a getti, o se preferisci, come un bimbo al parto, poi la leggi e la correggi, la rileggi, e tempo dopo la correggi ancora, questo è il labor limae tanto più facile quanto più hai l’orecchio e l’occhio allenati, quanto più il testo già è vicino alla perfezione e soprattutto è il momento razionale come dici tu appunto, quello dove valuti con giudizio il testo e lo abbellisci secondo canoni poetici di rima assonanza allitterazioni e quant’altro. Ora quel che io ho cercato di dire è che spesso le mie migliori (a mio gusto) nascono (quasi) di getto e complete. In tal senso ho scherzato con te sul fatto che se mi vedessi all’opera diresti che sono un genio della poesia.

  13. alivento Says:

    Stefano, mi confondi, se non fosse che ti ho dato la chiave di lettura del testo e ti capisco 🙂
    Bello!

  14. Anonymous Says:

    mi pare di ricordare d’avertelo detto anch’io che le tue poesie le tiri troppo. ciao a.

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