In ratiochat

La fragola era un’idea approssimativa e strana
un tatuaggio intermittente la gengiva
la lingua che mordeva secca
la tagliola e quella che rinchiusa
sprofondava ancora e ancora in gola
nell’ulcera godendo di piacere.

E sorprende il passaggio cerebrale
il negare assistito dell’irrazionale
l’inesistenza i sensi da pianificare
il contatto primordiale la scintilla
la vera conoscenza l’ego sum
nel profondo delle tarme brame
le larve che risucchiano ogni acume
al guado il tappo di cerume.

Voltarsi indietro all’ombra del castagno
in altro travestirsi d’avvenenza
che il mistero è un gioco trabocchetto
un darsi a spicchi un ballo minuetto
una mossa al campionato giro danza
capriola di un etto di freschezza
in tumulto di lucciole e stupore

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18 Risposte to “In ratiochat”

  1. golfedombre Says:

    se posso dire: una costante delletue poesie che la mono-tonia del ritmo: pare quasi che, ad un certo punto, ti adagi sull’onda e vai al traguardo quasi senza fatica. Questo è un peccato perché i tuoi incipit sono sempre di grande valore, fino a quando anche il lettore si siede sull’onda e comincia a guardare altrove.

  2. alivento Says:

    grazie caro, dell’attenzione

    hai letto una seconda volta?

  3. alivento Says:

    cioè eplicito meglio.
    dopo le ultime discussioni sul tuo blog anche una tua stroncatura mi sarebbe gradita
    inolte condivido la tua idea sulla prima strofa…aggiungo che l’effetto che ti fanno le mie successive a me lo fanno moltissime poesie che leggo in giro qua e là sin dal principio. ahimè

  4. anila resuli Says:

    la tua poesia sembra crescere.

    sul ritmo… nelle tue poesie l’ho visto sempre incalzante. se lasciata così o una parola per verso, leggerei la tua poesia sempre nello stesso modo. anche in passato ti avevo espresso mi pare la cosa e avevi risposto che il verso non finisce dove necessariamente deve finire – con una pausa insomma – (che ammetto mi aveva lasciato perplessa).
    ma abbiamo diverso modo di sentire il ritmo: ognuno ha il suo. quindi la cosa non è da rimproverare e da criticare.

    per ritornare a qualcosa di sensato, ripeto, piaciuta 🙂

    ciao,
    a.

  5. Anonymous Says:

    sì, ho riletto. niente male, ma rimane la sensazione che, ad un certo punto, la scansione diventa prevedibile. Se il verso fosse chiuso, non ci sarebbe niente di strano, ma così la poesia ne risente.

    gugl

  6. alivento Says:

    Stefano in che senso se il verso fosse chiuso?

    Anch’io giudico la mia poesia e dico che cresce e si evolve, è un periodo che scrivo, so cosa voglio dire per quanto apparentemente il senso si faccia più oscuro sento di riuscire a comunicare a far scorrere interno/esterno senza sforzo.
    Quello che mi manca talora è sempre la stessa cosa, quello che non ho avuto mai, gli ammiratori affezionati e acritici quelli che dicono “Oh che meraviglia!” qualunque cosa io scriva, come leggo altrove, di persone evidentemente più brave, ed allora mi convinco che la verità in fondo è quella che an passant hai detto tu qui adesso che sono solo “niente male”, Stefano.

    Anila, ti ringrazio, gradisco molto i tuoi equilibrati e sensati commenti. In particolare ho apprezzato quello lasciato nel blog golfedombre a commento del post su de angelis. più tardi forse lo scriverò anche di là.
    Quanto ai tempi di lettura della poesia adesso faccio un esperimento. La leggo la scandisco secondo le mie pause e indico la pausa con il segno / poi posto il risultato in un commento a seguire

    La fragola era un’idea approssimativa e strana/
    un tatuaggio intermittente/
    la gengiva/
    la lingua che mordeva secca
    la tagliola/
    e quella/ che rinchiusa
    sprofondava/ ancora e ancora in gola/
    nell’ulcera godendo di piacere/

    E sorprende il passaggio cerebrale/
    il negare assistito dell’irrazionale/
    l’inesistenza/ i sensi da pianificare/
    il contatto primordiale/ la scintilla/
    la vera conoscenza/ l’ego sum/
    nel profondo delle tarme brame/
    le larve che risucchiano ogni acume/
    al guado/ il tappo di cerume/

    Voltarsi indietro/ all’ombra del castagno/
    in altro travestirsi d’avvenenza/
    che il mistero è un gioco trabocchetto/
    un darsi a spicchi/ un ballo minuetto/
    una mossa al campionato giro danza/
    capriola di un etto di freschezza/
    in tumulto di lucciole e stupore/

    Ecco!
    un caro saluto

  7. anila resuli Says:

    bella anche la versione così ali..anzi, forse la sento anche di più.
    grazie comunque del piacere nel farmela leggere anche diversa 🙂

    mi fa piacere il mio commento di là l’hai apprezzato.
    stimo stefano e mi dispiace che un luogo in cui si crede, sia pieno di rabbia e furie ingiustificate in fondo.

    un abbraccio,
    a.

  8. Alessandro Ghia Says:

    oh che meraviglia!

  9. Anonymous Says:

    ali, confronta queste poesie con quelle di un paio di anni fa. Anzi fai un post dove le metti a confronto e tutti vedranno come sei cresciuta.

    bisogna crederci in quello che si scrive.

    un abbraccio
    gugl

  10. Anonymous Says:

    verso chiuso nel senso di metricamente di genere (sonetto, canzone, madrigale eccetera)

    gugl

  11. alivento Says:

    Alessandro non fare l’agnellino che non lo sei

    Stefano, lo so che sono cresciuta, quel che mi manca è la consapevolezza dell’obiettivo, se mai ce n’è uno, del percorso.
    Le poesie di un paio d’anni fa sono peggiori quanto a forma ma non credo facessero annoiare.
    Però non le posto a confronto, quelle ormai sono un discorso tra me e un altro me fuori di me e, come sai, non desidero condividerle.
    Su questo blog ce n’è una di quelle vecchie, l’ho postata all’incirca la scorsa estate. Esattamente il 21.8.2006. S’intitola “Terra Promessa”

  12. Anonymous Says:

    no, tu non fai mai annoiare:-)

    ma quest’idea che esista un’altre te stessa che aveva un altro blog eccetera, non fa bene alla tua poesia.

    gugl

  13. alivento Says:

    Stefano, se leggi bene, io non ho parlato di un’altra me stessa ma di un dialogo.

    Non faccio annoiare, lo so. Neanche chi mi vive vicino.

  14. Alessandro Ghia Says:

    beeeeeeeee!!!!

  15. Alessandro Ghia Says:

    ok, questa volta sono caduto in basso!!

  16. Alessandro Ghia Says:

    il bello delle tue poesie, oltre al ritmo, è che sono totalmente da ricomporre… cioè bisogna cercarne il senso implicito, per poi scoprire che non c’è una risposta univoca, ma una serie complessa di alternative, che spesso poi confluiscono in un nonsense… poesie asemantiche? forse sì, a seconda di come si leggono, ma in entrambi i casi portatrici di stati d’animo, difficilmente esprimibili (per me, almeno, è difficile)… per questo è difficile lasciarti un commento del tipo “oh che meraviglia”, perché non è, la tua, una poesia immediate; personalmente trovo la prima impressione straniante, poi cerco di appropriarmi di questo straniamento, e quando penso di averlo fatto posso dire di averci capito qualcosa… inoltre ti faccio notare che cercare di fare un’analisi approfondita di un tuo testo è operazione rischiosa: si rischia di dire un mare di parole per non dire nulla… sei difficile!
    ciao,
    alessandro
    ps ancora beeeee

  17. alivento Says:

    decontestualizzato il beee dal prececedente scambio di battute, si direbbe quasi un saluto esclusivo inventato d’intesa tra noi 😉

    no, non sei caduto in basso, hai solo fatto capire perchè sei amico di ippo e filo: ne apprezzi l’humor

    Hai scritto bene delle mie poesie, cose interessanti, in effetti le parole cercano di rendere stati d’animo ed esperienze in un unica fusione verbale che si intreccia in modo quasi incosciente, e nella sua manifestazione apparentemente incoerente.
    In premio di cotanto commento, (ed anche perchè in tal caso penso che spiegare può servire anche a capire come questa poesia insospettabilmente sia una poesia dai risvolti sociali) ti rivelerò che è stata ispirata dalla forma comunicativa della chat, dal chiedersi e sorprendersi di cosa attira verso questa forma di contatto virtuale, la possibilità d’essere molte identità, travestirsi e svelarsi, il rendersi conto allora di non essere nessuna di queste, perdere pure la propria reale: valori e idee.
    Ottima sensazione dunque quella di straniamento da te percepita.

    Confermo la complessità della mia natura, ma credo che sia un male comune a molte donne.

  18. alivento Says:

    PS.
    lo so che le spoesie spiegate perdono molto il fascino ma in fondo non m’importa granchè di mantenerlo alle poesie con questo espediente, perchè invece spiegandole esse acquistano di contro una sorta di materialità- concretezza che le fa scendere dall’olimpo e le porta vicino a chi legge improvvisamente, come un velo che si squarci di mistero, che è un momento molto bello da regalare e rende il poeta molto uomo/donna non molto diverso dagli altri simili, tanto poi di mistero ne nasce un altro ed anche in questo sta l’abilità del poeta nel creare ogni volta un mistero sempre nuovo.
    Visto lo svolgersi del discorso vado a modificare il titolo secondo l’idea originaria di far emergere la fonte d’ispirazione.
    Ciao.

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