Luce polare

 

René Magritte, Le magie noire 1935

Loro non fanno fatica

non hanno croci da baciare

si potrebbe tentare

un altro approccio

una cosa specifica individuale

si potrebbe far presto

strizzare gli occhi ridere forte

poggiare una mano

per caso

fiutare

la scintilla che brucia

che spinge il passo

nell’aria fendendo

la figura massiccia

che danza

la fronte sfrontata

quegli occhi chiari

il biondo i capelli rasati

l’impazienza al suo centro

del mondo

ogni lampo di neve

che fiocca impudico

di luce polare

beffardamente.

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3 Risposte to “Luce polare”

  1. antonella Says:

    sei tornata in grande forma poetica dalle vacanze, brava!

  2. alivento Says:

    Grazie cara, a giudicare dall’affollamento dei commenti non si direbbe 😉
    Queste ultime e alcune altre ancora da pubblicare sono frutto del mio lavoro in vacanza.
    Lavoro lo dico con piena consapevolezza, chè tale l’ha detto una persona a me molto vicina, dopo aver letto, e per la prima volta, qualcosa di mio, precisamente le prime righe del mio autoritratto. Poi gli si leggevano in faccia preoccupazione e turbamento. 😦

  3. alivento Says:

    Ho postato questa poesia su viadellebelledonne, ricevendone bei commenti, se interessati potreste andare a cercare lì, per conto mio invece ci tengo a riportare qui la risposta che ho fornito ai commentatori.

    Cari amici, spero che la connessione mi assita, ultimamente infatti mi sta dando non pochi problemi, e posti questa risposta.
    L’incipit “loro” certamente si riferisce a qualcuno che sta oltre, al di là di una soglia, di un limite che è il proprio ambito e spazio o anche modo d’essere. Un ambito nel quale talora si avverte la presenza, simile essenza, ricchezza d’umanità, ma che di frequente è anche luogo di solitudine, lontananza, estraneamento.
    Un giovane tanto bello e sfrontato, quanto lontano ed estraneo. Il desiderio di essere partecipi di così tanta vitalità, entusiamo, sicurezza del proprio essere o potere. Volerlo assorbire, estrarre, carpire il segreto, penetrarne il fondamento, anche solo osservando attentamente, cercando tra le pieghe, nei sorrisi, in un gesto, l’immagine di un sogno o un incantesimo che la memoria riporta ogni volta, rievocando, e farlo proprio, possederlo interamente, intimamente per sempre, anche solo fissandone lo sguardo nelle parole di una poesia.
    Ecco, credo d’aver detto abbastanza e dentro c’è ognuna delle cose che avete osservato, e tante altre naturalmente.
    Grazie a tutti, a Giacomo Cerrainin particolare che, per la prima volta, ha detto bella una mia poesia

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