All’indietro

Filippo De Pisis, Uccelli

Ora questo correre è vivere

dire agli altri fai questo veloce

una parte salire sul podio

l’altro volto una parte dimessa

rapaci ingessati la bocca di vetro

ora dicono prego si sieda

tutto fatto le dobbiamo spiegare

sul becco sorrisi

convergenti sugli occhi

la testa ha la forma di preda

il respiro si spezza

nel petto s’allarga una fossa

profonda più profonda del mare

si ripiega.

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13 Risposte to “All’indietro”

  1. siamo alle solie, Ali.
    resto su quei “sorrisi convergenti”.
    hai mai pensato a quanti immensi paralleli, crea la geometria?
    è perchè siamo tutti prede .. ed in quei sorrisi convergenti, siamo incappati tutti. sono quei sorrisi che non sono sorrisi. Sono il ripiego degli stessi.
    che bell’esperienza è leggerti.

  2. e ripeto qui quanto ho detto su erodiade.
    dici cose bellissime della mia poesia,Francesca e te ne sono immensamente grata. in particolare per quel richiamo all’universale che, credo, sia quanto di più gratificante possa sentirsi dire uno scrittore.
    per la verità sono cos così belle che mi pare persino strano siano rivolte a me, non ci sono abituata, come se fossero rivolte ad un’altra persona, ad un’altra poesia.

  3. spero di trovare le parole per estendere il mio pensiero. adesso l’ora me lo imoedisce. ma ci torno sull’argomento.
    eccome se ci torno.

  4. Soffermarsi su questi segni interiori incidendo in profondità, rende il poetare la forma più semplice e completa della parola.
    Grazie Michele

  5. Francesca attendo con interesse per capire, giacchè sei così attenta a ciò che scrivo, l’effetto che ciò che scrivo fa a chi legge attentamente. 🙂 sembra uno scioglilingua…ma non lo è

    Michele mi onori di un’attenzione costante e te ne sono sempre grata. Incidere in profondità è la mia personale ricerca praticamente da quando ho cominciato a scrivere, man mano cerco di migliorare la forma e la consapevolezza della forma, ma ciò che c’era in nuce adesso c’è ancora e, penso, sempre più consapevolmente, per sempre.

  6. Alessandro Ghia Says:

    amara, molto amara. Quasi uno sfogo da rapper, con quelle espressioni quasi idiomatiche (fai questo veloce/…/ le dobbiamo spiegare) che contribuiscono a dare un tono alla poesia, rude, forte, sdegnata per quella formale ipocrisia, che è resa ancor più cupa dall’esser in qualche modo accettata poiché serve per ‘stare al mondo’… il finale sembra indicare una resa a questa sistema, una resa che distrugge l’autostima, l’orgoglio… hai fatto un colloquio di lavoro? hai dovuto svolgere un incarico sgradito, come licenziare qualcuno? hai dovuto tradire ciò in cui credi? (le domande sono retoriche, non han bisogno di risposta). Da un punro di vista formale sottolineo l’opposizione tra il quinto verso ed il quint’ultimo (rapace/preda), penso ricercata; il ritmo serrato tranne che nei versi 6,7 e l’ultimo, dove forse ripiega richiama spiegare: insomma la spiegazione svela solo una falsità, che ribalta ciò che s’è detto (altro che cortesia…) e piega l’ego.
    Pungente anche la bocca/becco.
    brava!
    ciao,
    alessandro

    ps mi è sembrata più studiata del solito, forse perché hai lasciato un po’ da parte la tua consueta musicalità (dote, penso, istintiva), del resto inadatta al tema, pur non rinunciando alle figure di suono. Forse però ho travisato tutto!

  7. è un fatto di capacità evocativa, visionaria.
    al di la’ del singolo caso, della singola lettura, vi sono “penne” che seppur provandoci, non raggiungono la sfera emotiva del lettore. Niente di razionale e discutibile in questo. E’ una capacità a “prendere” , dentro il tutto che ci sta attorno, alcuni dettagli che danno la luce. E’ un COSA, che mi fa impazzire. In te , lo vedo.
    Adesso, il mio è il povero parere di una geometra che scribacchia poesiucole. Si, lo so bene. Non sono nessuno. E’ la mia passione, soltanto. E in voce a quella , parlo, per come le poesie mi arrivano e … ti dico, solo qualcuna resta. Non tutte.
    Quelle che ho sentito mie, e quindi di tutti. Così mi accade, con te. Quando ti commento, avrai notato che punto sull’immagine che, fra le tutte della poesia, mi ha regalato il senso TOTALE. E’ esattamente per questo, che accade.
    Ti ri-abbraccio

  8. Alessandro, ti ringrazio infinitamente e senza ombra di mera cortesia ma con sincero autentico piacere di questa lettura perfettamente centrata.
    In ogni parola riesci a cogliere l’intento espresso e quello velato, dal ritmo rapper, alla scelta dei termini ripetuti, alla voluta alternanza di quelli contrapposti, all’ipocrisia d’accettare o far finta di gradire per sopravvivere, all’ego piegato migliaia di volte e mai abbastanza, ai compiti da svolgere o da imporre anche quando non graditi…
    Mentre scrivevo la poesia ero commossa, ma questa emozione non mi ha impedito di controllare la forma fino all’effetto voluto, quello che tu hai colto perfettamente; ho lavorato sulla prima stesura scritta di getto fino a questo risultato che mi sta dando attraverso le tue parole e quelle di Francesca insperati quanto desiderati ritorni.

  9. Francesca, l’immagine che fa centro nel tuo immaginario è, secondo me, l’apice di una costruzione che ha la sua base, i suoi anelli concentrici, tornanti, cetrifughi, centripeti che si innalzano verso la cima, e la cima appunto è il momento espressivo che meglio riesce a raggiungere il lettore. Le punte di comunicazione possono essere comuni, diverse, molte, poche, anche una soltanto, ma s’inseriscono nell’insieme diretto a trasmettere un senso, una comunicazione.
    Il fatto che tu trovi nelle mie poesie queste lame, punte, vertici di luce mi porta a dire che anch’io percepisco allo stesso modo la poesia d’altri e quanto più trovo queste illuminazioni tanto più la trovo bella, talora la bellezza non sta necessariamente nella capacità di penetrazione delle immagini centrate, ma proprio nell’insieme composto irradiante, all’opposto accade che poesie, formalmente ben costruite, non trasmettano abbastanza questo spalancarsi di luce e di senso.

  10. Procede per metafore quasi criptiche, più che raccontare, suggerisce e suggestiona, ma il senso pare d’un’altrui cattiveria che si compiace; quanto più spesso vi s’incappa dolenti!

  11. antonio più o meno, il difficile è esserlo a propria volta per imitazione o sopravvivenza

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