L’oro

James Ensor, Maschere

Ibridamente canta

un ridicolo senso

d’appartenenza al mondo.

Loro che leggono l’oro

che leggono ancora

che leggono sempre

l’universa scienza umana

in cielo in terra e in ogni luogo

a raccogliere il mare col cucchiaio

d’argentea piccolezza

fiduciosi nell’impresa

di vuotarlo prima o poi

o di poterlo bere

con proboscide pescosa

a risucchiare scienza.

Di me alla fine

resteranno poche cose

l’ignoranza espansa

il cervello lento di lumaca

un senso soffocante d’impotenza

immensi solo i progetti

un fila lunghissima di libri

mai letti.

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17 Risposte to “L’oro”

  1. uh, questa qui mi piace proprio e non aggiungo altro. 😀

  2. evviva!!!
    almeno a qualcuno è piaciuta 😉

  3. ed io ti ringrazio

  4. ti lascia addosso qualcosa di amaro…
    e lasciare qualcosa è veramente tutto…
    brava, ali!

  5. quando scrivo non penso mai a lasciare qualcosa, ma a riuscire a dire avvicinandomi il più possibile a quel che ho dentro, e forse ciò che scrivo lascia qualcosa quanto più mi avvicino a quel punto.
    grazie patty, anche di aver percepito l’amarezza, a cui si aggiunge l’ironia anche verso sè stessi.

  6. lascia qualcosa quanto più colpisce… in originalità, in profondità, in schiettezza, in orrore alle volte….
    io la vedo così!

  7. ………dimenticavo.

    vieni a fare un giro su scarpette rosse, ho postato la mia ultima poesia!!!
    buona notte!

  8. grazie per gli auguri che mi hai lasciato, ricambio di cuore
    Maluna

  9. e se loro cercassero di raccogliere
    nel loro secchiello quel che ci sta
    né più ne meno di ciò che può starci?

  10. Patty, se lascia qualcosa in quei casi allora si penso di poter lasciare una qualche impressione appena appena durevole…a volte 🙂
    La poesia l’ho letta e ho commentato con schiettezza, come in certe poesie mie. Non te la prendere a male, ed è perchè ti voglio bene.
    baci

    maluna cara, la riapertura del tuo blog mi ha fatto davvero piacere, spero d’avere tempo di leggere le tue cose, mi spiace solo di non essermi accorta prima di questa riapertura.

    Ef, se non sbaglio, è la prima volta che commenti qui.
    FINALMENTE!!! 😛
    chissà perchè proprio in questa qui (come si fa la faccina falsamente innocentina?)
    circa il secchiello, ognuno raccoglie ciò che vuole in esso, sassi, conchiglie, stelle o sabbia…ogni raccolta, credo, ha lo scopo di rendere il percorso più lieve, più bella la virgola in mezzo, però poi occorre seminare quanto raccolto, altrimenti la raccolta è sterile, e certo sì a far traboccare sempre quanto raccolto finisce che finisce alle ortiche.

  11. Tonalità espressiva molto intensa…evidente la polemica contro “color che sanno”…ma condotta in maniera delicata, attraverso una contrapposizione che scioglie le sue potenziali asprezze dentro il lirismo di un soggetto – il sogggetto poetante – capace di offrirsi come vuoto, come dimensione della sottrazione e dell’assenza.
    Mi sono venute in mente antiche poesie cinesi…
    Dopo averti “scoperta” su ibridamenti, è stato un piacere ritrovarti (e leggerti) a casa tua.
    bye
    Mario

  12. grazie per essere passata su scarpette rosse. amo la schiettezza, quindi non ti preoccupare, che io sia d’accordo o meno…
    bacioni!!!

  13. Mario heteronymos galzigna, il piacere è tutto mio di averti qui.
    Sì seguo con interesse il progetto, il suo svolgersi, i partecipanti di ibridamenti. Credo che mi possa dare qualcosa, ampliare il ventaglio delle mie idee, i pensieri. Lo seguirò ancora, magari talora in silenzio.
    Hai centrato il terzo elemento portante di questa poesia, la polemica appunto, ma condotta con quell’amarezza di chi sa di non sapere, e l’ironia di conoscere quanto sia incolmabile quel vuoto a cui si arriva sempre troppo tardi e, forse, già sconfitti, da una sequenza di senza e di assenza.
    A presto.

  14. Patty dal diverso modo di pensare nasce il confronto, mi piacerebbe sapere come la pensi tu, magari col tempo me lo dirai…
    Continua a scrivere poesie ed io ti leggerò. 🙂

  15. Sto riprendendo le fila dei miei interessi web, e sono passato di qui. Molto bella la poesia, (argentea piccolezza… una lunghissima fila di libri mai letti)
    e molto molto bello il disegno, in cui compaio anche io, e che mi ha spinto a leggere la poesia.

  16. Il dipinto è di James Ensor.
    La poesia è mia.
    Capirai. Certamente c’è un livello diverso di bellezza. 😉

    Ciao Acqua, mi ricordo di te del tuo blog fatato “enigma” su iobloggo, e non dimenticherò mai le tue parole che ho rappresentato nella sirena con le ali. Ricordi? Cito a memoria.

    “Mise prima i piedi del dolore/poi le ali degli angeli/ed infine la coda delle sirene”

    Grazie ancora di queste parole.

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