Immaginando plagi 2

 

Oggi ho trovato un commento di Alessandra ad un vecchio post di questo blog dal titolo “Immaginando plagi

dove esemplificavo il processo di lavorazione di una mia immagine e argomentavo l’autonomia creativa del nuovo elaborato.

In particolare scrive Alessandra:

Quando osservo lavori di questo tipo e leggo opinioni del genere, resto sempre e comunque allibita. In questo modo siamo tutti bravi, è così difficile farsi delle foto da sé che è necessario prendere quelle di altre persone per trasformarle in “altro”?

Non capisco questo atteggiamento comodo e parassitario. Io non prenderei mai seppure in prestito, immagini scattate da altri, non ne vedo il motivo. Questo mio atteggiamento è dettato da una forma di rispetto estremo verso il lavoro altrui, anche perchè mi darebbe veramente fastidio che qualcuno spulciasse tra i miei lavori per servirsene come più gli pare. Oggi sembra così semplice fare gli “artisti” con la roba altrui, troppo faticoso mettersi seriamente a lavorare su un progetto

 

Gentile Alessandra,

Ti ringrazio di darmi lo spunto per chiarire meglio la mia posizione in argomento, o, per meglio dire, l’evoluzione del mio pensiero/lavoro sulle immagini. E’ vero, per anni ho attinto a piene mani in rete, sulla base della presunzione che tutto ciò che è pubblicato in rete, ove non sia altrimenti specificato, sia di dominio pubblico, chiarendo in un disclaimer che ero pronta ad eliminare qualunque mio elaborato che risultasse aver violato i diritti di chicchessia dietro semplice segnalazione al mio indirizzo di posta.

Il lavoro che ho svolto di ritaglio assemblaggio e filtraggio delle immagini è stato condotto per anni per solo diletto, per il piacere di lavorare con forme e colori, per rappresentare un’idea sottostante. Non sto qui a ribadire quanto esposto in quel post, l’autonomia, il novum, il forse improbabile del furto d’immagini altrui. Non solo perché l’ho già scritto, ma perché proprio nel periodo in cui ho scritto quel post ho maturato un senso di insoddisfazione per il lavoro precedentemente svolto e le sue modalità, le stesse che cercavo di giustificare e che giustamente tu definisci “comode”. E di fatti per comodità in moltissimi casi utilizzavo le immagini in rete, perché, per fare un esempio, se mi serviva un tramonto, in rete se ne trovano a migliaia, per fotografare un tramonto avrei dovuto darmi da fare, uscire, cercare, aspettare, cogliere l’attimo, perdere molto più tempo.

Ed ora un po’ di storia. Nel post “Immaginando plagi” cito un post del poeta Luigi Carrino, ma più correttamente avrei dovuto citare il caso di PaultheWineguy,  meglio riassunto qui .

In questa vicenda, che ebbi modo di seguire con interesse, almeno fino ad un certo punto,  si evidenziò un parossismo a catena di “abusi” di immagini altrui. L’effetto domino della vicenda nella quale Paul avrebbe dovuto essere il creativo, il Corriere della sera il soggetto che lede il diritto d’autore, si ribaltò verso Paul che eliminò le immagini carinissime dalla rete rendendosi conto di essere a sua volta un violatore del diritto d’autore di grandi classici della pittura. Abbiamo perso certamente in quel caso: la vena ironica e gli altri pregi delle invenzioni immaginarie di Paul, d’altra parte il fatto mi fece comprendere che tutto fila liscio finché non si assurge alla notorietà, al successo, finché, soprattutto, non si trae nessun particolare vantaggio “dall’appropriazione”/alterazione dell’immagine opera d’arte altrui, né in termini di fama, né a maggior ragione, economici.

Per dette ragioni avrei dovuto sentirmi al sicuro da contestazioni,  ma la mia vena creativa soffriva d’insoddisfazione, il timore di sentirmi contestare un giorno qualcosa di simile a quello che tu ora osservi, Alessandra, mi ha indotto subito dopo aver scritto quel post ad una serie di condotte che mi riconciliassero con il mio orgoglio “d’artista”.

Ho reso privato il mio primo blog nel quale erano pubblicate molte immagini elaborate come spiegato nel post “Immaginando plagi” e, dalla data di pubblicazione di quel post, ho smesso di utilizzare ed elaborare immagini tratte dalla rete servendomi soltanto di mie fotografie digitali, contrassegnate dalla tag “lucigrafie”, lavorando su di esse secondo l’idea o progetto che ho in animo in quel momento e che sviluppo da allora in prosecuzione nel tempo fino ad ora, alla mia ultima pubblicata qui sotto“Riforestazione”. Un tema ecologista a substrato, una mia foto digitale di alberi rielaborata a sostanziare l’idea di speranza per il pianeta in un futuro di nuovi boschi in paesi altri a compensare lo scempio della deforestazione in alcuni.

In chiusura che dirti Alessandra? Grazie ancora per l’occasione di chiarimento. Spero vorrai lasciarmi un link per curiosare tra i tuoi lavori. Con la promessa di non farne mai e poi mai abuso comodista e parassitario. 😉

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