Ancora pioggia

La raccolta sulla pioggia si arricchisce del contributo di Antonella Pizzo, Marino Moretti, Gabriele D’annunzio. Con quelle già pubblicate qui, nel post con cui ho dato impulso all’idea, sono diventate una piccola silloge. Festeggerò l’evento creando per esse una apposita pagina falcimente reperibile perchè il link di collegamento si posiziona sulla barra destra del blog. Intitolerò la raccolta “Pioggia di versi” . Mi sembra un bel titolo.

 

La prima pioggia

Scendono le gocce della prima pioggia
che sui selciati ancor timida batte,
mentre settembre lietamente sfoggia
l’ardire delle sue bacche scarlatte.
E’ dolce il chiacchierìo di tante foglie
in capannelli sugli alberi spessi
come quello che fan sopra le soglie
le comari che parlan di interessi.
E invece tante foglie chiacchierine
parlano dell’autunno che ritorna
e che, sotto la pioggia fin fine,
di pampini e di bacche agile s’orna

di Marino Moretti

Amo la pioggia sferzante sulle strade

Amo la pioggia sferzante sulle strade
sulle teste della gente senza ombrelli
sui cani con medaglia, su quelli senza
sui gatti randagi bianchi e sui tigrati
sui topi delle fogne e di campagna
sugli alberi che disegnano quel viale
e su quelli nati su, alla collinetta.

Amo la pioggia che viene giù e si posa
sui cassonetti ricolmi d’immondizia
sul casco del ragazzo con la moto
sulle commesse che si danno la mano
sul manager che sa il management
su un poveruomo malato di nanismo
che non sa come fare a maritarsi.

Amo la pioggia che tutta va e trascina
che tutti ci sommerge e tutto inonda
che non fa distinzione alcuna
senza occhi e senza intendimento
non fa discernimento e tutto bagna.
Pioggia che non ha nessuna preferenza
pioggia, goccia d’acqua d’uguaglianza,
questa pioggia, a volte, può bastare.

di Antonella Pizzo

La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove sui mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
sui ginestri folti
di coccole aulenti,
piove sui nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
l’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come un foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancora trema, si spegne,
risorge, treme, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontane,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i malleoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

di Gabriele D’Annunzio

 

 

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7 Risposte to “Ancora pioggia”

  1. Salvatore Quasimodo

    GIA’ LA PIOGGIA E’ CON NOI

    Già la pioggia è con noi,
    scuote l’aria silenziosa.
    Le rondini sfiorano le acque spente
    presso i laghetti lombardi,
    volano come gabbiani sui piccoli pesci;
    il fieno odora oltre i recinti degli orti.

    Ancora un anno è bruciato,
    senza un lamento, senza un grido
    levato a vincere d’improvviso un giorno.

  2. Grazie!!!

    Appena posso aggiornerò la pagina con la tua proposta.
    Mi viene di pensare che la pioggia è argomento con il quale ben diffusamente i poeti si “cimentano”
    Uso le virgolette perchè l’ispirazione non ha molto a che vedere con la sfida…o no?

  3. una poesia scritta da me a 15 anni
    L’ombrellaio
    Un’eco di pioggia
    sferza la linfa del giorno
    T’affacci a guardare:
    i lucidi sassi rispecchiano
    un cielo di madreperla
    Qualcuno è passato
    senza nome né volto
    immersa grondaia
    in aeree pozze

  4. Questo tuo contributo, Loredana, da un lato conferma quanto ho detto prima, che la pioggia è un clichè ispiratorio, dall’altro mi fa scoprire la tua precoce vena poetica.
    Io non scrivevo poesie a 15 anni, ho cominciato ben più tardi, con il blog, per mezzo del blog.

  5. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Da “Zen poems” (a cura di Manu Bazzano, MQP, London, 2002)
    Un haiku di Matsuo Basho, tradotto in inglese da R. H. Blyth
    ***
    What fun,
    it may change into snow –
    the winter rain

  6. alivento Says:

    Grazie!!!
    Naturalmente tenterò una traduzione in italiano.
    Che ne pensi, Gaetano?

  7. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Va benissimo Alivento. Ricordati solo di citare le fonti (ripetendo cioè le fonti da me indicate, con l’aggiunta del tuo nome come traduttrice). Un abbraccio e buonanotte.

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