Qualcosa di sotterraneo

Ma non è solo questione di scuole è qualcosa nell’aria, eppure sotterraneo, qualcosa che s’infiltra e cambia il pensiero. Lo indirizza in altro senso, lo condiziona. Quanti hanno spirito critico per rendersene conto, quanti lungimiranza per prevedere. Non è un bene, non è un male è un’altra cosa che s’impone, dilaga e torna indietro.
Linko questo post di Stefano Mina trovando che contenga interessanti spunti di riflessione.

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30 Risposte to “Qualcosa di sotterraneo”

  1. ciao ali, mi piace molto quello che hai scritto e hai perfettamente ragione quando dici” Non è un bene, non è un male è un’altra cosa che s’impone, dilaga e torna indietro”… purtroppo
    ste

  2. perché purtroppo? nell’andare e nel tornare, nel ripassare sui passi si sfocano i contorni del bene e del male; siamo noi l’altra cosa che s’impone

  3. loredana, il mio ” purtroppo” è legato al ripetersi di situazioni sempre uguali nonostante cambino gli attori… c’è sempre qualcuno che muove i fili e qualcuno che balla…solo che nessuno vuole ammetterlo… è il trionfo dell’ipocrisia!

  4. ecco stefano, per certi versi questo è il cerchio che si chiude.
    in questo post su VDBD http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/09/30/senza-meta-x/
    facevo delle domande alle quali nessuno ha osato dare risposta: perchè questo bisogno mai soddisfatto di autentico? perchè questa sete di vero?
    la risposta l’hai data tu qui: il mondo diventato trionfo dell’ipocrisia

  5. sembra facile, loredana, essere noi la cosa che s’impone ed invece non è così, non basta dire le cose più giuste e vere, occorre con-vincere
    l’arte del con-vincere ha soppiantato la speranza, il desiderio del con-vivere

  6. allora nemmeno noi siamo convinti:
    noi, che ci riteniamo non ipocriti,
    noi che facciamo parte di questo mondo,
    un mondo che pur sempre è nelle nostre mani,
    lasciamo che lo spaccio delle bestie trionfanti soppianti in noi la speranza di comunicare agli altri alternative ricchezze

  7. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Oltre alle proteste di docenti e non docenti (ci sarà uno sciopero il 17 promosso dai Comitati di Base e un altro il 30 indetto da Confederali, Gilda e SNALS; ma purtroppo i sindacati confederali sono stati fino ad ora quasi alleati della Gelmini, a causa della loro passività) oltre a tali proteste, dicevo, nei fatti ancora debolisime, i genitori potrebbero protestare non mandando i propri bambini in questa scuola primaria (l’ex scuola elementare) ormai prossima alla disfatta. E le scuole private ingrassano. E i docenti di religione non sono stati sfiorati dalla riforma-restaurazione della Gelmini. Mala tempora. E di questi tempi, comunque, non bisogna perdere fiducia nell’esistenza. Chè è sempre generosa di doni. Bacioni,
    Gaetano

  8. Loredana, noi che ci riteniamo non ipocriti…è una frase che lascia da pensare, neanche i portatori di idee opposte si sentono portatori di ipocrisia…è solo un altro modo di vedere, un altro modo di pensare e ciò che si afferma è il pensiero di chi ha lo scettro del comando.
    Agli altri il compito di opporsi, se ne sono capaci, se coagulano idee vive e consenso. Poi ognuno faccia la propria parte, a volte non c’è nemmeno bisogno di darsi tanto da fare, basta solo la dignità dell’esempio.

  9. Gaetano, ti leggo sindacalmente informato.
    Non mi smbrano poi tanto inattivi i sindacati confederali, forse nella scuola, ma altrove organizzano proteste che però si rendono conto non hanno una forza d’impatto sufficiente.
    Quanto a non mandare i figli a scuola sarebbe una forma di protesta forte, ma quanti sarebbero disposti ad attuarla?

  10. forse perchè alla fin fine appare autolesionista, poi a questi bambini chi permette un recupero del tempo perso?

  11. non m’importa se il pensiero dominante sia quello di chi comanda, io devo salvaguardare il mio, che non ama comandare, e tanto meno obbedire.
    La mia dignità sta in questo.
    E se i genitori tengono ai propri figli, non si limitino a parcheggiarli da qualche parte, facciano i compiti!

  12. e Gaetano sa bene che al sindacato la forza la dà il peso economico-sociale degli iscritti; la categoria degli insegnanti si è calata le braghe dal 1987, nulla ha fatto per impedire lo smantellamento della scuola pubblica, anzi ha lasciato passare supinamente tutte quelle riforme rovinose che ne hanno fatto un’istituzione allo sbando.
    E i sindacati sono responsabili, come sempre, di essersi accordati sottobanco coi padroni.

  13. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Cara Alivento, il tempo i bambini purtroppo tra poco lo perderanno eccome, quando si ritroveranno in aule affollate come topi in gabbia, con maestro unico da dopoguerra del tutto scoraggiato, scarsità di personale non docente, scarsità di insegnanti di sostegno, e maestre/i quasi tutti con l’età dei loro nonni (per mancanza di ingressi di nuovi docenti nella scuola) e talvolta senza nemmeno i soldi per comprare la carta igienica per i bagni. E dall’anno prossimo la Gelmini vuol fare pagare pure i libri di testo nelle primarie (non pagheranno solo i “bisognosi”…). E chiuderanno le scuole dei piccoli centri, per l’innalzato rapporto docente-numero degli alunni, e dunque i bimbi dovranno soppportare viaggi in scuolabus più lunghi, e svegliarsi alla stessa ora d’un lavoratore pendolare. Ecc… purtroppo.

  14. @alivento
    credo che per ora sarebbe già sufficiente fare consapevolmente ” del nostro meglio”, tutti quanti: genitori, insegnanti e alunni

    l’ipocrisia a volte è palese: quando un ministro dice che le tre maestre sono servite per collocare insegnanti precari l’interlocutore dovrebbe- almeno -farle presente che l’unico scopo della sua riforma è l’esatto contrario, punta solamente al risparmio… della qualità dell’insegnamento, chissenefrega!. Quello passa in secondo piano.
    Ci fanno discutere su grembiuli e condotte,e noi ci caschiamo, per non parlare di quello che veramente servirebbe alla scuola, quella scuola che in realtà a pochi interessa salvaguardare.
    Comunque, l’ho detto anche da me, per quanto sia malandata questa scuola pubblica
    va protetta, ma sono convinto che migliorerà soltanto quando ognuno di noi invece di accontentarsi di bugie ben vestite vorrà per davvero la verità, la pretenderà… è vero, i sindacati, la politica sono colpevoli, ma noi?
    stefano

  15. ciao gaetano! hai ragione da vendere!

    hanno cominciato con la scuole elementare che era quella che meglio funzionava… chissà perché?
    sono andato giorni fa ad una riunione al liceo classico dove mio figlio frequenta il quarto anno..c’erano insegnanti in fibrillazione per questo cacchio di voto in condotta… in un liceo dove non succede mai niente, calma piatta… abbiamo discusso per più di un’ora solamente di questo. mah!

  16. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Cara Loredana, d’accordo. Sia sullo squallore sindacale sia sulla debolezza e la passività del ceto insegnante. Sul perchè dello scarso impatto contrattuale degli insegnanti ci sarebbe parecchio da dire. Ma basti solo pensare al fatto che la Gelmini è intervenuta da schiacciasassi soprattutto nella scuola primaria. Proprio la primaria, considerata tra gli ordini di scuola italiana, e anche tra le scuole europee ed extraeuropee, tra le migliori. Il paradosso apparente si spiega con un semplice motivo: lì è più facile ramazzare soldi, in quanto una reazione forte da parte degli insegnanti è più improbabile rispetto alle altre scuole. Ed è più facile che il discredito nei confronti degli insegnanti di scuola primaria, da parte della cosiddetta opinione pubblica, attecchisca più facilmente, per ignoranza e vecchio disprezzo (sia nei confronti degli insegnanti sia nei confronti dei bambini, protetti a parole da preti e papi, ma nei fatti considerati di nuovo e ancora, come lo è stato fino a un secolo fa, “omuncoli” senz’anima).

  17. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Ciao Stefano, ti leggo solo ora, nel frattempo stavo scrivendo. Sono contento che questo dibattito sia scaturito da una tua iniziativa nel tuo blog, rilanciata qui da Alivento. E ringrazio dunque sia te sia Alivento. Avevo cercato di affrontare la stessa questione anche su Letteratitudine. Una questione che considero di vitale importanza per il futuro dell’Italia.

  18. ciao, Gaetano, grazie della considerazione che mi hai rivolto! e grazie soprattutto ad Alivento che mi dà l’opportunità di parlare.
    Sono perfettamente d’accordo: si mira, ormai, a distruggere la scuola primaria, l’unica che riscattava la nostra dignità. Ma una cellula funzionante è vista come un corpo estraneo e le si scatenano reazioni “autoimmuni”.
    Avrei tanto da dire io, ex insegnante, , ex iscritta a un forte sindacato, ex cobas in prima linea.
    I giovani sono spesso acritici, prodotto di questa scuola, i bambini sono in pericolo; l’ignoranza impera!

  19. sono piacevolemente sorpresa dalla passione, dalla convinzione che anima le vostre parole. e non mi aspettavo un dibattito così acceso proprio qui, dove per scrivere sempre in poesia, dico sempre le stesse cose in modo molto meno vicino alla realtà

    mi colpisce loredana la tua affermazione d’indipendenza, nel senso che l’indipendenza del pensare è forse l’unica cosa non toccata dal rapporto comando obbedienza, nel senso che si può dar seguito ad un comando pensando che chi l’ha dato è un cretino e ciò che fa è sbagliato.
    l’idea poi di essere aliena dal desiderio di comandare e desiderosa di non obbedire è stata per lungo tempo anche la mia, per poi accorgermi che, guardando bene, l’indipendenza in un contesto sociale è sempre delimitata da qualcosa, qualcuno, se non da chi sta sopra di noi, persino chi sta accanto a noi….mai sperimentato fenomeni di boicottaggio? mai sperimentato punizioni dal dirigente scolastico?
    adesso, superata la fase: nessuno mi comanda ed a nessuno devo obbedire, sono passata alla successiva: tollero il comando pensando che chi comanda deve fare il suo dovere, cercando a mia volta di fare il mio al meglio delle mie possibilità, questa seconda parte peraltro nel tempo è rimasta invariata…non escludo nel tempo ulteriori sviluppi o approfondimenti o mutamenti del mio pensiero sull’argomento, ma questa posizione mi sembra, rispetto a quella ribelle precedente, di maggiore maturità

  20. Riguardo alle modifiche nel mondo della scuola non mi spaventano le classi affollate, nè il maestro unico, nè il voto di condotta, per la ragione che sono la mia scuola elementare: una maestra unica, classi di 34, 36, persino 40 bambini, prevista la bocciatura per condotta, scarpe ed altre cose ai “bisognosi”.
    Mi chiedo tuttavia se è adeguata una scuola che ritorna ad affermare aspetti del passato a questi ragazzi tecnologici e ansiosi.
    Secondo me non sono “necessari” tre insegnanti in una classe, ne basta uno purchè autorevole, presente, intelligente, preparato che faccia il suo lavoro con passione: la mia maestra delle elementari era così
    Non so se il voto in condotta che condiziona la promozione possa essere strumento sufficiente a migliorare l’educazione e l’approccio all’altro, d’altra parte è bene differenziare e sottolineare che il rispetto dell’altro è la base della convivenza civile. Anche questo è un valore ed è fondamentale. Del resto non credo che debba essere applicato rigidamente, ma solo nei casi necessari e con la forte consapevolezza che può essere la salvezza ma anche la rovina.
    Certo quello che con questa manovra si cerca di riaffermare l’autorità della scuola rispetto ai giovani sempre più esuberanti, liberi, tracotanti

    Naturalmente sono per la scuola pubblica finchè essa resta scuola per tutti e con insegnati selezionati per concorso, in ciò stava la sua qualità superiore nel permettere la progressione nell’istruzione legata al merito ed alle capacità e non alla ricchezza, nell’essere i suoi insegnanti più selezionati
    La scuola privata (e pagata) è la strada per ritornare ad una più netta separazione tra classi… mai del resto del tutto superata.
    Non credo d’aver esaurito l’argomento, nè d’aver toccato tutti i punti messi in discussione ma purtroppo non posso trattenermi ulteriormente al momento. Ci ricolleghiamo più tardi.
    A presto.

  21. PS. ad esempio un aspetto da evidenziare è che la riforma gelmini fa eco a quella brunetta nell’evidente intento di ridurre il personale dipendente…
    Infatti i tagli alle disponibilità per i beni necessari al funzionamento delle strutture pubbliche sono bruscolini rispetto al risparmio che si ottiene riducendo il personale…conti alla mano ahimè davvero
    Anche così si può aprire la porta alla recessione…

  22. ciao ali, parto dai tagli: lavoro per le ferrovie da 27 anni, il personale probabilmente è stato ridotto al limite della sopportabilità, lavoriamo il doppio con relativo aumento della produttività ma nulla è cambiato…dove sono andati a finire i soldi risparmiati?

    riguardo alla maestra unica ho le mie perplessità proprio per esperienza personale: Il mio primogenito ha iniziato il suo percorso elementare con l’introduzione del modulo, beh! se avesse avuto una sola delle tre maestre io probabilmente non sarei qui a chiacchierare con te ma in galera perché l’avrei sicuramente strozzata e bada bene,sono un non violento 🙂 Non posso raccontare ora tutte le angherie gli abusi soprattutto psicologici che lei quotidianamente perpetrava, mi ci vorrebbe un eternità ( non sai quante volte ho pensato di scrivere tutta la storia di quegli anni – avevo pure il titolo: ” nonostante tutto amo la scuola”) ma devi credermi, non sono uno che lancia facili accuse con disinvoltura… lei no, lei denunciava cani e porci… pensa in 4 anni ha fatto 540 giorni di assenza, per fortuna, dico io; ogni supplente pareva un genio al confronto. So benissimo che il modulo per funzionare richiedeva una perfetta interazione fra le insegnanti e che non sempre questo succedeva ma ora dimmi, maestre che per anni hanno insegnato solamente matematica o italiano( ne conosco diverse) come faranno a ritornare all’antico visto che per molte l’antico non c’è mai stato? sono soltanto alcuni dei miei dubbi e comunque ripeto possiamo discuterne quanto ne vogliamo ma quello che per me resta evidente è che dell’educazione scolastica ,della crescita dei nostri ragazzi ai nostri cari politici non gliene importa un fico secco.
    stefano

  23. il maestro del mio primogenito si chiamava Benito, dopo tre anni abbiamo dovuto spostare il bambino in un’altra scuola, comunque le elementari furono un disastro e noi genitori, per fortuna, abbiamo sopperito agli abissi culturali di quei maestri. La Gelmini “deve” risparmiare sulla spesa, è questa l’unica logica che sovrintende al ritorno al passato, una specie di Restaurazione dopo l’uragano napoleonico (che nella scuola non c’è mai stato). Avrei anche qualcosa da dire sulle classi numerose: nella mia storia d’insegnante più volte mi sono state assegnate classi numerosissime nei quartieri degradati della città, nei doppi turni pomeridiani. Era in forse anche il ritorno a casa. Oggi so che è peggio.

  24. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Più numerose sono le classi e peggiore è la qualità dell’insegnamento, naturalmente, soprattutto con i bambini, i quali hanno bisogno di muoversi di più, di chiacchierare di più, ecc., perchè a quell’età, per fortuna, non sono ancora dei robot come gli adulti, seppure già corrotti da nevrosi infantili in rapido aumento e da cattiva alimentazione (i bimbi delle elementari, da risultati di ricerca recentissimi, sono sovrappeso o obesi per un terzo di essi). E inoltre bisogna ricordare che ormai tante scuole sono state costruite per accogliere un certo numero di bambini, e ho visto personalmente aule con 20 alunni i quali si muovevano a stento tra i banchi, con sindrome, per bambini e docenti, da insufficenza di spazio vitale (in psicologia sociale si chiama, dico sul serio, “fogna del comportamento”, studiata anche in etologia, con animali reclusi in sovraffollamento, che si sbranano tra di loro per conquistarsi più spazio).
    Una certa specializzazione ormai è necessaria, ed è impossibile fare paragoni, non solo per tale aspetto delle specializzazioni, con la nostra scuola elementare di decenni fa, troppi sono i cambiamenti avvenuti. E le maestre che hanno insegnato per venti anni di seguito, e ce ne sono tante, materie linguistiche o scientifico-matematiche si troveranno in difficoltà. E in un periodo in cui ognuno si riempe la bocca di multi di qua e multi di là, perchè la società in realtà è molto più specialistica di quella contadina e patriarcale di 50-60 anni fa, si ritorna al maestro unico, e già i poveri bambini (vittime sacrificali insieme agli adulti docenti e non docenti) hanno una choc, nella vecchia situazione, nel “salto” dalle primarie verso le scuole medie, perchè ancora esse sono due scuole molto differenti tra di loro. E d’accordo ancora con Stefano, sulla possiblità-salvezza di avere più docenti di riferimento. Se invece il docente è unico, e ti capita quello “sbagliato” sono davvero dolori per bimbi e genitori per cinque anni, e poi pedagogicamente è più importante per il bimbo apprendere tre o quattro stili di insegnamento diversi, tre o quattro diversi tipi psicologici. Ma, come sottolineava Loredana, di pedagogico in tale restaurazione non c’è proprio nulla. Servivano soldi, tutto qua. Altrimenti non si cambia radicalmente un settore sociale, culturale e istituzionale di tale importanza in due mesi, estate compresa, e senza consultare nessuno. E oggi leggo che le regioni si devono adeguare entro fino novembre (sono sbrigativi) per regolare la prossima chiusura delle piccole scuole, ma la Regione Toscana (dove vivo) si è già ribellata, e speriamo bene. E quel gran signore di Calderoli, ministro per la Sempificazione Normativa (e non sto scherzando) – leggo oggi su La Stampa – vuole licenziare anche una parte dei bidelli. “Sono un esercito e non fanno nulla”, dice questo signore. E si sa che i gran lavoratori sono solo loro, pescati da Di Pietro a fare i “pianisti”, cioè in flagranza di reato, perchè votavano per colleghi parlamentari assenti (e ogni presenza è ben pagata), e non hanno ricevuto, tali signori colleghi di Calderoli, nemmeno una nota sul registro o un due in condotta.
    Grazie ancora infine, cara Alivento, per l’occasione che ci offri di dialogare su un tema così importante. E di nuovo un abbraccio a te, a Donatella, a Stefano.

  25. Loredana, Stefano, Gaetano prendo atto delle vostre esperienze e a mia volta scrivo, quanto scrivo sotto in risposta, per esperienza personale di bambina allora e di bambini ora.
    Il ritorno del maestro unico, secondo me, non è negativo in sè per i ragazzi. Quando subentrarono i moduli a me sembrarono solo una gran confusione e la perdita del punto di riferimento materno/paterno/scolastico che poteva essere la figura unica di educatore. Ciò vale appunto nelle primarie. Una scuola della quale non si comprenderà mai abbastanza l’importanza.
    Il ritorno del maestro unico è problematico invece proprio per gli insegnanti. I bambini d’oggi non sono quelli di ieri. Più vivaci, sottoposti ad un’infinità di stimoli da TV e giochi elettronici arrivano a scuola che soffrono enormemente a stare seduti. (C’è in programma anche il ritorno alle 4 ore di lezione e questo per le prime classi elementari è veramente un ritorno salutare. E’ vero che nei grandi centri il fatto mette in difficoltà i genitori, in tal senso dovrebbe organizzarsi in proseguo presso la scuola un servizio non d’istruzione, ma, casomai di svago, giochi e socializzazione. Tuttavia il serpeggiare sotterraneo di cui nel post che commentiamo includerà, statene pur certi, un fiorire di norme a favore delle mamme che preferiscano fare le mamme piuttosto che lavorare) Sarà un problema per gli insegnanti, dicevo anche per la preparazione che certo non s’improvvisa, per quanto, ammetterai Gaetano, alle elementari, più che un discorso di contenuti che un adulto può apprendere in breve tempo, ciò che conta è conoscere il metodo di insegnamento.
    Opportuno sarebbe stato mantenere il modulo alla quarta ed alla quinta classe, poichè in terza appunto il bambino compie un’evoluzione di crescita “scolastica” significativa che lo rende pronto in tal senso, il modulo peraltro prepara anche all’insegnamento di più docenti che avviene alle medie.
    Se però guardiamo tutta questa faccenda dal lato occupazionale si profila uno scenario davvero preoccupante.
    E’ indubbia la volontà di ridurre il personale in ogni possibile direzione. Probabilmente è compreso l’intento di indurre chi può ad andare in pensione, per quanto, in tal caso, il problema esborsi si sposta sugli istituti previdenziali che erogano i trattamenti di pensione a fronte di nessuna prestazione lavorativa.

    Sono io che ringrazio voi di questo interessante confronto.

  26. la campagna denigratoria verso i dipendenti pubblici fannulloni prosegue nella scuola con gli insegnanti meridionali (notoriamente da sempre i più preparati!) impreparati

    riporto perchè diffonde lo sdegno che qualunque indiscriminata campagna denigratoria provoca e giustamente, questa lettera scoperta via blog di francesco marotta. E’ di un’insegnante.

    http://sconfinamenti.splinder.com/post/18681479#comment

  27. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Da oggi ci saranno le classi differenziate per alunni extracomunitari. E non a caso, la proposta (approvata dal nostro Parlamento) è scaturita da rappresentanti della Lega. Il totalitarismo non è un corpo estraneo della democrazia, ma è una delle sue possibilità di sviluppo. E l’Italia ancora una volta lo dimostra. Ieri si parlava anche di cambiare le regole del diritto di sciopero negli enti pubblici.

  28. Ebbene gaetano, niente di nuovo mi pare, chi ha il potere lo usa
    nel senso che ritiene. Se poi lo detiene con saldezza, fa direttamente quello che gli pare.
    Ideologicamente le classi differenziate possono essere facilmente giustficate dall’esigenza di salvaguardare le culture originarie, di contro hanno la conseguenza di non agevolare l’integrazione e quindi ghettizzare.
    Abbiamo un lungo guado da passare….ed ogni esperienza serve a capire che cosa abbiamo fatto e dove vogliamo andare.

  29. Subhaga Gaetano Failla Says:

    Cara Alivento,
    io pensavo che, a questo punto, l’unica possibilità per intervenire in maniera davvero incisiva su questa riforma-restaurazione della scuola pubblica, potrebbe essere quella della richiesta d’un referendum abrogativo. Dal famoso referendum sul divorzio del 1974, i problemi relativi all’utilizzo dell’istituto referendario non sono stati quelli della raccolta delle firme necessarie (cosa piuttosto semplice), ma hanno quasi sempre avuto a che fare col raggiungimento del quorum elettorale. Penso però che sulla scuola, un tema che interessa direttamente buona parte degli elettori, il quorum si potrebbe raggiungere. Un abbraccio,
    Gaetano

  30. sai gaetano, nell’era tecnologica, mi domando perchè nessuno ha ancora pensato al voto diretto delle riforme più importanti, con sistema di riconoscimento che garantisca l’anonimato del voto e voto espresso per via telematica.
    quali sarebbero i rischi di storture ed approfittamenti? quali i costi?
    ci vorrebbe (o forse è già allo studio) un apposito progetto

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